Dodici anni per avere giustizia. Parla lo stampatore Paolo Paoli

La vicenda delle serigrafie di Guttuso si è conclusa nel marzo 2011 con l'assoluzione del professionista e di Marta Marzotto: il figlio adottivo del pittore li accusava di aver falsificato 700 stampe

Dodici anni per avere giustizia e veder riconosciute le proprie ragioni. Sono quelli attesi da Paolo Paoli, assolto insieme a Marta Marzotto dall’accusa di aver contraffato 700 serigrafie di Renato Guttuso. Il sequestro delle opere risale al 2000, nel 2006 la condanna a otto mesi di carcere, 800 euro di multa e un cospicuo risarcimento da stabilire in sede civile al figlio adottivo del pittore, Fabio Carapezza Guttuso, unico erede dell’artista. La sentenza d’appello datata marzo 2011 ha ribaltato il giudizio di primo grado, rendendo giustizia alla contessa Marzotto e allo stampatore varesino, che ora chiede la giusta pubblicità all’assoluzione dopo anni difficili, nei quali ha perso molti clienti, oltre che la dignità e la credibilità costruita in anni di lavoro fianco a fianco a grandi artisti, da Guttuso a Cascella (Paoli è stato assolto anche per una vicenda legata ad una presunta truffa che coinvolgeva opere del pittore abruzzese), da Sassu a Ernst. Ora Paoli vorrebbe ricominciare a fare il suo lavoro, libero da pendenze giudiziarie, nel suo studio di via Fratelli Pavesi 15 a Varese: «Sono sempre stato convinto della mia innocenza. Sono stato lo stampatore di fiducia di Guttuso da inizio Anni Settanta – spiega Paoli, 64 anni, pittore e stampatore d’arte -, non ho fatto nulla di illegale e ho sempre agito nella piena correttezza». La Corte d’Appello di Milano, pur essendo subentrata la prescrizione del reato contestato, ha comunque deciso di pronunciarsi, assolvendo i due imputati per non aver commesso il fatto. Nelle motivazioni si legge con chiarezza che le serigrafie oggetto del contendere non sono state falsificate o presentate come opere autentiche, ma semplici serigrafie usate a scopo privato senza volontà di lucrare da parte della Marzotto e di Paoli, difesi dagli avvocati Jean Jacques Prati Lucca, Fabio Ambrosetti e Marco Marzari (il legale di Carapezza era l’avvocato Cesare Cicorella).

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Pubblicato il 05 Ottobre 2012
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