Paolo Crepet parlerà agli imprenditori
Sarà il celebre psichiatra l'ospite dell'assemblea di Confesercenti che si terrà lunedì 8 ottobre al Salone Estense. Una scelta coerente con il tema che quest'anno l'associazione di via Mercantini ha deciso di affrontare: «Prima dell'impresa c'è l'imprenditore»
Sarà lo psichiatra Paolo Crepet l’ospite dell’assemblea di Confesercenti che si terrà lunedì 8 ottobre alle 16 e 30 al Salone Estense di Varese. Una scelta coerente con il tema che quest’anno l’associazione di via Mercantini ha deciso di affrontare: “Prima dell’impresa c’è l’imprenditore”.
«L’assemblea è un momento importante – dice il presidente di Confesercenti Cesare Lorenzini– perchè è dedicata alle persone». E l’imprenditore è una persona molto particolare per le scelte che fa nella vita, per il ruolo sociale che svolge e per la leadership che esprime a tutti i livelli, compreso quello privato e famigliare, aspetti messi pesantemente in discussione dalla crisi economica.
L’intervento di Crepet affronterà questi temi e darà indicazioni agli imprenditori. «Immaginate un negoziante che rientra a casa per la cena – dice Gianni Lucchina, direttore di Confesercenti – e come affronta il dialogo in famiglia, magari dopo una giornata nera, senza aver incassato nulla. La crisi investe tutto, non solo gli aspetti economici, ma anche quelli relazionali e personali. Ecco perché abbiamo pensato di affrontare l’aspetto psicologico».
Le asssemblee di Confesercenti sono sempre state contraddistinte da una certa originalità. Basti pensare ai temi affrontati in questi anni: l’Expo, l’importanza di fare rete tra associazioni di piccoli imprenditori, con la presenza di Piero Bassetti e un dibattito che di fatto anticipava la nascita di Rete Imprese Italia. E ancora, la questione della governance rappresentata da una vera orchestra riunita al Salone Estense. «Questa volta – continua Lucchina – abbiamo dato spazio allo psicologo Crepet perché la crisi spinge molti imprenditori verso un’idea di insuccesso, di sconfitta e di impotenza. Sentimenti che vanno affrontati e superati, ma non da soli».
I vertici di Confesercenti sottolineano anche la dimensione di questa disperazione spesso ignorata dai media. «Se la Ilva chiude – concludono Lorenzini e Lucchina – tutti si preoccupano giustamente dei posti di lavoro persi. Ma se chiudono trentamila negozi, quindi con un impatto peggiore sull’occupazione, quasi il doppio rispetto al colosso siderurgico di Taranto, non fa notizia».
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