Da Zico a Viggiù: Criscimanni allena e si diverte

Il centrocampista di origine romana ha giocato a lungo in Serie A, partendo da Varese e toccando anche l'Udinese del brasiliano. Poi ha iniziato ad allenare da frontaliere e ora riparte dalla Seconda Categoria

La sua carriera da calciatore è stata di alto livello e lo ha portato in tutta Italia, tra serie A e serie B, fino a giocare accanto a Zico. Tempi lontani: oggi per Antonio Criscimanni, nato a Roma e cresciuto nel settore giovanile giallorosso prima di approdare a Varese per le prime stagioni da calciatore professionista, è finito per dirigere il Viggiù, squadra di Seconda Categoria, e lo fa con competenza e divertimento. Storia esemplare la sua, che comprende un cammino lungo ma pieno di soddisfazioni con le maglie di Napoli, Udinese, Pisa, Livorno e Avellino tra le altre.
 
Mister Criscimanni, ci parli un po’ della sua carriera da calciatore. Quale è stata la sua stagione più bella?
«Ho mosso i primi passi da professionista a Varese, poi ho girato l’Italia: sono stato a Napoli, Pisa, Udine e Livorno. Ma l’anno che ho più nel cuore è stato quello di Avellino: era il mio primo in Serie A, dovevamo salvarci nonostante la penalizzazione e alla fine ci siamo riusciti con tante soddisfazioni».
Dove ha iniziato ad allenare?
«A fine carriera sono andato al Morbio, in Svizzera, dove Silvio Papini all’epoca era il direttore sportivo. Ho giocato un anno e mezzo, intanto ho fatto il corso da allenatori con la federazione elvetica; dopo un po’ mi hanno chiesto di fare da allenatore e così ho iniziato ad andare in panchina».
 

Ha girato un po’ la Svizzera prima di ritornare in Italia…
«Sì, sono partito da Morbio e mi sono quindi spostato a Chiasso, poi a Stabio e in seguito a Lugano, dove ho fatto un po’ di settore giovanile e anche il "secondo" per la prima squadra. In Italia ovviamente non conoscevano molto il mio lavoro da tecncico e così la prima squadra in cui ho allenato è stata l’Arcisatese: insomma, sono rimasto vicino al confine. Da lì sono approdato a Varese, dove in quattro anni ho avuto prima gli Allievi e poi la Berretti. In biancorosso però non mi facevano andare più avanti di così e ho deciso di andare via, tornando ad Arcisare e poi spostandomi qui a Viggiù».
 
Nella sua Berretti giocava Giuseppe De Luca. Che ricordo ha dell’attaccante ora all’Atalanta?
«Fin dal primo incontro si vedeva che Giuseppe aveva voglia di arrivare in alto. Ha sempre avuto una grinta particolare e in allenamento trascinava il gruppo dei compagni. In partita poi, nonostante la bassa statura, faceva la differenza: questione di testa».
 

E al Viggiù come è arrivato?
«Tramite il direttore sportivo Vito Pace. Ci conosciamo da anni e appena ha saputo che sarei andato via da Arcisate mi ha voluto in squadra. Io ho accettato di buon grado, sapendo che la società è seria e si può lavorare tranquillamente».
 
Il campionato come sta andando?
«Dopo una partenza difficile abbiamo inanellato sei vittorie di fila prima della fine dell’anno e ci siamo portati in alto. La società non ci ha chiesto nulla di particolare se non la salvezza, ma i playoff sono alla portata e raggiungerli sarebbe molto bello».
 
E nel futuro?
«Ho capito che allenare mi piace e che la cosa più importante è lavorare con società serie e con ragazzi intelligenti. Mi diverto ancora molto a far crescere i calciatori… e nel frattempo cerco di togliermi qualche soddisfazione».
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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2013
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