Aumenta il bisogno di credito dei piccoli ma le banche sono più severe

Il sondaggio di Confartigianato Imprese Varese rivela che continuano le difficoltà di accesso al credito e che di selezione da parte degli istituti di credito sono più rigidi Il presidente Davide Galli: «Lavoriamo per costruire un rapporto diverso tra banche e imprenditori»

«Il credito, le imprese e le banche» è il titolo del sondaggio che Confartigianato Imprese Varese ha inviato ad un campione di 200 aziende del nostro territorio.
L’82% degli intervistati dichiara che il bisogno di credito dell’impresa, da luglio a settembre 2013, è aumentato, ma il 94% sottolinea che i criteri di selezione delle banche si sono fatti più severi;
il 47% afferma che senza l’intermediazione di Confartigianato probabilmente non avrebbe ottenuto il finanziamento; il 50% si è diretto al servizio credito di Confartigianato Imprese Varese su segnalazione delle banche.
«Il problema del credito si è fatto sempre più stringente – dice Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese -. È per questo che il ruolo di un’associazione come la nostra assume un’importanza maggiore nel garantire per le imprese, ma anche nel sensibilizzare le aziende nei confronti di una cultura finanziaria legata a doppio nodo alla gestione della propria attività e ad un rapporto costruttivo con gli istituti di credito». Quest’ultimo punto è importante, poiché dal sondaggio risulta che il 48% degli intervistati si reca in banca solo in presenza di scadenze o comunicazioni delicate. Il 38% va una volta alla settimana e il 13% addirittura una volta al mese.
«La crisi economica – continua Galli – richiede un cambio di passo, e il nostro compito è affiancare le imprese per aiutarle a pianificare negli anni e a rapportarsi con le banche in un modo del tutto nuovo. Nello stesso tempo, il fatto che la nostra autorevolezza nel campo del credito sia riconosciuta proprio dalle banche, ci pone in una situazione privilegiata. Anche perché dobbiamo considerare che il bisogno di credito è aumentato per il 40% delle imprese e va da un minimo del 10% di aumento ad un massimo del 40%».
Da oltre 6 mesi il 66% delle imprese contattate ha in corso un finanziamento con una banca e il 26% non ne ha. Nell’ultimo trimestre, la richiesta del 21% del campione di aprire o rinegoziare un fido è stata accolta; respinta, invece, per il 18% degli imprenditori. Il 28%, però, non ha chiesto e non chiederà nulla. Forse perché altre forme di finanziamento alternative alle banche stanno già interessando le imprese?
All’impresa serve liquidità per far fronte agli impegni nel breve termine, ma le difficoltà riscontrate si trovano proprio nel rapporto con l’istituto di credito: il 65% degli imprenditori tratta con il funzionario di banca e il 31% con il direttore di filiale. Però il 62% del campione dichiara che il rapporto con la banca è peggiorato. A renderlo difficoltoso è, prima di tutto, la diminuita libertà decisionale del direttore di filiale, l’aumento dei costi, la troppa burocrazia, la scarsa fiducia nella piccola impresa (anche se è sana e ha un buon numero di clienti), la poca disponibilità, la poca collaborazione e l’intransigenza. Ma anche il tasso di interesse: il 53% afferma che per il finanziamento a breve termine il tasso è peggiorato. Migliora, invece, per il 4%.
Al 28%, la banca chiede garanzie reali prestate dal titolare o dai soci. Il 23% delle garanzie sono state date, invece, dal confidi. «Anche la richiesta dei documenti da parte della banca – prosegue il presidente Galli – potrebbe contribuire ad un rapporto migliore con l’impresa: al 70% delle aziende, infatti, l’istituto di credito chiede l’ultimo bilancio; al 23% i bilanci degli ultimi tre anni. A nessuno degli intervistati, la banca ha chiesto invece un piano di sviluppo per i prossimi anni. L’inversione di tendenza dovrebbe partire anche da qui, con una banca interessata anche alla storia, crescita e ai progetti futuri dell’azienda e non solo a ciò che si rileva dai numeri passati. Il campione, infatti, sottolinea più volte che le banche si concentrano troppo sul rating e chiudono le porte anche a chi potrebbe emergere seppur in un momento di difficoltà». 
Tra le difficoltà maggiori che incontra l’impresa nella sua gestione finanziaria, ci sono  la mancanza di liquidità e la mancanza di pagamenti da parte dei clienti. E questo, ovviamente, incide sui rapporti con gli istituti di credito.
Per quanto riguarda il futuro, il 67% del campione dice che nel prossimo trimestre la richiesta di credito della sua impresa resterà invariata e solo il 5% crede nel miglioramento.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 04 Ottobre 2013
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