Il miracolo del cavallo sulla scogliera

La storia di" Feel de Pain", purosangue dal destino sfortunato, raccontata da Annalina Molteni nel nuovo romanzo "Una volta c'era un cavallo". Presentazione alla Scuderia La Capinera mercoledì 9 ottobre (ore 21)

Annalina Molteni (nella foto) ritorna al romanzo con "Una Volta c’era un cavallo" (Otma Edizioni). Un libro premonitore che narra la storia di un purosangue, Feel the pain, alle prese con l’egoismo e l’avidità degli uomini. In Italia non è un periodo felice per questi splendidi animali e la scrittrice con la sua sensibilità riesce a cogliere tutta la drammaticità del momento.
Il romanzo sarà presentato mercoledì 9 ottobre alla Scuderia La Capinera  di Casorate Sempione (Via Roma 104) alle ore 21. Presenta Michele Mancino

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Feel the Pain ha un passato sfortunato e perfino un nome che risuona come una maledizione. Eppure c’è qualcosa che lo rende necessario per le persone che lo incontrano. Perché un animale, nemmeno talentuoso, se pensiamo alle aspettative dei suoi proprietari, riesce con il solo fatto di essere al mondo a smuovere gli animi di chi si imbatte nella sua esistenza? La risposta è il senso stesso di questo racconto. Feel the Pain rappresenta l’immagine della natura indifesa ma incontrollabile, che si impone davanti agli occhi degli esseri umani. La natura che mostra tutta la sua perfezione e potenza contro gli eventi e allo stesso tempo la sua fragilità nei confronti di chi ha la facoltà di scegliere per lei. Sulle conseguenze che derivano dalle azioni umane nulla può, nemmeno un custode divino determinato a proteggere le sue creature. Feel the Pain, puledro, stremato e indifeso che lotta contro la sorte per mettere in salvo la sua vita è un simbolo di riscatto. Sia di chi, come Cassandra vede in questo animale il riflesso di sé, che sola, deve trovare la forza per ricominciare sia di Flanagan, figura ambigua che fa oscillare il lettore tra rabbia e commiserazione. È lui che deve fare i conti con la coscienza ogni volta che guarda il suo animale, prova vivente della spietatezza dell’atto che avrebbe compiuto e sintesi della possibilità di redimersi. L’uomo, pronto a seguire la via più banale quanto crudele, si trova di fronte alla commovente e istintiva lotta per la sopravvivenza. In quel momento la natura ricorda la sua indipendenza di fronte all’essere umano, palesando il suo miracolo. Ma è soltanto un episodio che accade talvolta e che nella maggior parte dei casi non si ripete. Solo cavalli, solo animali. È questo che giustifica le decisioni che vengono prese sulla loro pelle? Quante sono le storie, come quella dell’ippodromo italiano, dove i box si svuotano e l’acqua diventa putrida? «Tu non sai che non c’è nulla di peggio tra gli uomini dell’essere considerati superflui» dice Epona al suo puledro. Ma chi ha il potere di decidere in merito all’utilità di un essere vivente? L’epilogo del racconto è l’epilogo di un’esistenza. Anche in questo caso a prevalere è la scelta più banale quanto crudele. Il viaggio di Feel the Pain è il viaggio verso il macello e verso un mercato a cui certo non interessano le dinamiche tra uomo e natura né tantomeno il passato di un essere vivente. Ma quando la natura mostrerà il conto come ha fatto con Flanagan? La sua fortuna è stata quella di poter vedere quel puledro con gli zoccoli nel fango, lottare con tutta la forza per salvarsi. Con buona probabilità ha riconosciuto in quell’essere perso e precario la sua stessa disperazione nei confronti dell’esistenza. La differenza è che Feel the Pain non ha scelto la via più banale e questo ha cambiato ogni cosa.

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Pubblicato il 08 Ottobre 2013
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