Il futuro dei giovani dell’Insubria è pessimista
Sono gli esiti di una ricerca realizzata da un’équipe di studenti del Corso di Comunicazione Pubblica e Istituzionale, coordinata da Franz Foti con la collaborazione di Gennaro Scarpato e Mauro Carabelli
Futuro professionale incerto in tempi brevi, e solo qualche speranza in più per quelli medio lunghi. Qualche speranza in più nelle libere professioni e nella comunicazione, ma più probabilmente all’estero; sostanziale sfiducia nell’azione della politica e delle istituzioni, poca fiducia nella possibilità di lavoro da parte delle aziende. Al contrario famiglia e sistema scolastico (soprattutto università) vengono visti come punti di riferimento stabili e a loro modo efficenti per la ricerca di una occupazione. E’ questa, in estrema sintesi, la percezione che ha del proprio futuro il mondo giovanile del territorio provinciale di Varese e in parte dell’area comasca e milanese, secondo una ricerca effettuata su circa 400 intervistati in età compresa tra i 18 e i 35 anni.
La ricerca, presentata il 24 gennaio 2014 al Padiglione Morselli dell’Università dell’Insubria, è stata realizzata nell’ultimo trimestre del 2013 da un’équipe di studenti del Corso di Comunicazione Pubblica e Istituzionale, nell’ambito della Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria, coordinata dal docente Franz Foti con la collaborazione degli esperti Gennaro Scarpato e Mauro Carabelli.
Il questionario ha messo in risalto le aspettative giovanili con quesiti relativi alle loro idee e prospettive per il futuro; ai soggetti in grado di facilitare l’occupazione come famiglia, governo, parlamento, pubblica amministrazione, università, impresa; ai vari ambiti prioritari nell’azione politica. I risultati della ricerca sono stati poi aggregati in quattro aree omogenee e illustrati dagli studenti Matteo Ramelli, Francesca Landoni, Valentina Calabrese e Daniele Mazza. Risultati che mettono in luce anche delle contraddizioni: come una sostanziale insensibilità ai problemi di solidarietà sociale e giustizia, raffrontati a una notevole sensibilizzazione nei confronti dei problemi dell’evasione fiscale o della corruzione.
«Per ora, l’ambito famigliare sembra essere l’elemento ancora in grado di sostenere, in una situazione di generale crisi e sfiducia, moralmente ed economicamente i ragazzi nel loro percorso formativo e lavorativo» ha commentato Mauro Carabelli. «Tuttavia, vi sono alcuni dati che dimostrano – ha precisato Franz Foti – come le nuove generazioni sappiano individuare alcune priorità su cui la politica deve impegnarsi di più per dare delle risposte e prospettive attendibili al loro futuro: il rilancio dell’occupazione non può prescindere da un coerente impegno nella lotta all’evasione fiscale e al malaffare in tutte le sue manifestazioni, oltre che dallo sviluppo della ricerca e dell’impresa unitamente alla drastica riduzione della burocrazia in tutti gli ambiti e il rafforzamento dell’istruzione e della formazione».
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