Aumentate le tasse ai frontalieri
Il Gran Consiglio ticinese, ad ampia maggioranza ha dato il via libera all'aumento delle imposte: il moltiplicatore, fino ad ora al 78%, equivalente alla media a livello cantonale, dal primo gennaio passerà al 100%
Il Gran Consiglio ticinese, ad ampia maggioranza ha dato il via libera all’aumento delle imposte, proposto dall’UDC, per i frontalieri che risiedono nella fascia dei 20 chilometri dal confine.
Oggi, nel calcolo della componente comunale dell’imposta alla fonte, viene utilizzato un moltiplicatore al 78%, equivalente alla media a livello cantonale. Dal primo gennaio, si passerà al 100%, cioè il massimo. Finanziariamente, la decisione porterà 4 milioni e 300 mila franchi in più nelle casse del Cantone e quasi 8 in quelle dei Comuni coinvolti, mentre 7 milioni e 800 mila franchi saranno ristornate all’Italia.
«La Legge approvata ieri dal Gran Consiglio del Canton Ticino sa molto di slogan elettorale. E’ una Legge farsa, che non fa altro che esasperare le tensioni lungo il confine e amplificare sentimenti anti-italiani – ha commentato Francesco Dotti, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione speciale per i rapporti con la Confederazione Elvetica di Regione Lombardia – Mi rivolgo in particolare a Plr, Udc e Lega dei Ticinesi, i quali con toni accesi hanno obiettato che le "loro" strade sono sempre intasate a causa dei frontalieri. Forse non si sono accorti, o forse fanno finta di non accorgersi, che moltissime infrastrutture (strade, ospedali e molto altro) sono state realizzate proprio grazie ai lavoratori frontalieri. A conti fatti, i frontalieri andranno a versare dai 15 ai 20 franchi in più al mese: in media 100 franchi in più di imposte all’anno».
«Ogni volta che sale il livello dello scontro si tira in ballo la questione dei ristorni – ha continuato Dotti – Lorenzo Quadri, deputato della Lega dei Ticinesi, cavalca da tempo la questione dei frontalieri "al contrario", per i quali il Cantone non beneficia di alcun ristorno. Mi chiedo quanti siano. Pochi, in verità. Sono d’accordo che il dialogo sia sempre da tenere aperto. Ciò non significa però prendere di mira sistematicamente i frontalieri, che anche a detta anche di moltissimi imprenditori ticinesi rappresentano una risorsa unica».
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