Il medico che entrò in caserma: “Uva era aggressivo”
Ascoltato il dottore della guardia medica, diffuse in aula le telefonate delle forze dell'ordine. Nessuno ha visto violenze contro Giuseppe
Il medico che entrò nella caserma dei carabinieri, la notte in cui Uva fu prelevato, non vide né pestaggi, né segni, sul viso di Giuseppe. Lo ha detto oggi (venerdì 23 gennaio) in aula Andrea Obert che, nel 2008, era in servizio alla guardia medica. Anche un suo collega, Agoustine Noubissie, in fase di indagine, aveva dato la stessa versione e si tratta del dottore arrivato in caserma alle 4 e 11 minuti, cioè un quarto d’ora dopo Uva. Il dottor Obert, oggi, ha affermato che quando giunse in via Saffi, Uva era in una stanza, circondato dalle forze dell’ordine, che però erano “adesi alle pareti”.
A suo parere, Uva era talmente agitato che non si riuscì nemmeno a stabilire con un contatto; in sostanza, il medico, ha riferito che non riuscì a parlarci e che, in quei pochi attimi, lo vide avanzare verso di lui con fare minaccioso. Ciò che colpì molto il medico è che l’operaio 43enne era molto agitato, in uno stato, praticamente, di “danza coreica”, come l’ha definita, ovvero di agitazione e tremore continui. Non solo non vide violenze, ma nemmeno segni, lividi o sangue sul corpo di Giuseppe. Udì però un tonfo contro la porta di ingresso della caserma, quando Uva fu portato verso l’ambulanza, rumore che intuì essere stato determinato da una testata volontaria.

(Foto, gli avvocati della difesa Luca Marsico e Piero Porciani)
In effetti anche Agoustin Noubissie (ora in Africa, ma forse testimonierà in seguito) riferì che Uva era aggressivo e ingestibile. In aula sono stati sentiti anche alcuni carabinieri di turno quella notte che hanno affermato di aver sentito Uva inveire contro i colleghi. Sono state infine ascoltate tutte le telefonate tra le forze dell’ordine, registrate dai centralini di polizia e carabinieri. Questo punto è importante perchè aggiunge un particolare su questa storia che non conoscevamo. La chiamata di richiesta di aiuto, quella notte, venne fatta dai due carabinieri in via Dandolo; arrivò alla centrale operativa in via Saffi, che la girò alla questura. E’ per questo che furono inviate le volanti. Ed ecco perchè arrivarono in caserma così tanti poliziotti. In pratica, fin dal primo momento, i due carabinieri intuirono che, da soli, non sarebbero mai riusciti a gestire l’intervento con Uva.

(foto, Lucia Uva, sorella di Giuseppe, con l’avvocato Fabio Ambrosetti e l’avvocato Fabio Anselmo, ora sostituito dal legale Alberto Zanzi che ne ha preso il posto al dibattimento)
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