Da Cantoni a Borghi: nascono le prime “dinastie” della tessitura

Continua il nostro viaggio nella storia dell'industria cotoniera in Valle Olona con una nuova puntata dedicata all‘800 e alle prime grandi famiglie di tessitori

Continua il nostro viaggio nella storia dell’industria cotoniera in Valle Olona. Dopo gli albori e il travagliato "secolo dei lumi" ecco la nuova puntata dedicata al primo ottocento

In seguito al periodo napoleonico, la Lombardia tornò sotto il dominio dell’Austria. Fu una fase alquanto fiorente per l’industria cotoniera della Valle Olona, malgrado alcune politiche economiche introdotte dagli austriaci che limitavano il commercio dei fustagni e l’importazione di materia prima, il cotone greggio, dagli Stati esteri. Le manifatture cotoniere attraversarono infatti un periodo di prosperità grazie all’incremento della domanda interna di tessuti cotonieri, sostenuta principalmente dai ceti popolari, specialmente contadineschi, i quali abbandonarono la loro preferenza per i vestiti di lana a favore di quelli di cotone. Il XIX secolo vide l’affermazione graduale ma ineluttabile di due aspetti fondamentali che saranno poi tipici dell’industria moderna: l’accentramento della produzione, la quale oltre a garantire un maggior controllo delle varie fasi della lavorazione del cotone, permetteva ai mercanti-imprenditori di raggruppare in un solo sito la manodopera, e la diffusione della meccanizzazione negli opifici cotonieri della Valle Olona, con un conseguente incremento della resa produttiva per stabilimento. Nel 1815 a Busto Arsizio Giovanni Antonio Crespi aprì un opificio, seguito da altri imprenditori, tra cui Luigi Bossi e Luigi Candiani. Francesco Turati fondò due stabilimenti per la produzione di fustagni, a Busto Arsizio (tessitura) e Castellanza (filatura). Questi edifici e la lavorazione del cotone ad essi connessa, avevano dei caratteri spiccatamente “industriali”, giacché gli imprenditori importavano la materia prima dall’India o dall’America, e buona parte del ciclo di fabbricazione dei fustagni (filatura, tessitura, tintoria) avveniva all’interno della fabbrica, nella quale lavoravano circa 5000 operai (3500 a Busto Arsizio e 1500 a Castellanza). Si andava lentamente superando il vecchio putting out system, caratterizzato dal lavoro a domicilio, per passare ad un sistema che già aveva in embrione tutte le peculiarità dell’industria moderna: la concentrazione della manodopera e dei mezzi di produzione in un unico luogo, la fabbrica. Pasquale Borghi nel 1819 istituì una filatura meccanica a Varano. A Solbiate Olona, nel 1822 i fratelli Andrea ed Ettore Ponti fondarono uno stabilimento per la lavorazione del cotone con 153 operai (tra cui 12 donne). Nel 1856 nel suddetto opificio vi erano circa 11 mila fusi, e nel corso del tempo sarebbe divenuto uno dei più importanti stabilimenti della Valle Olona. Risale agli anni trenta la fondazione di una filatura meccanica ad Olgiate Olona, ad opera di Luigi Candiani; nello stesso paese nel 1834 Carlo Ottolini trasformò il suo mulino in una filatura a tre piani. I fusi aumentarono da 300 nel 1836 a 2500 nel 1845.

Nel 1834 Costanzo Cantoni acquistò da Camillo Borgomaneri un mulino poi riqualificato e trasformato in opificio cotoniero a Legnano, con 500 fusi nel 1836, 1790 nel 1838 e 3546 nel 1845, per poi arrivare alla vigilia dell’Unità (1854) con 4049 fusi e 166 operai. Vi si svolgevano tutti i processi di lavorazione del cotone, e vi era impiantata altresì una filatura meccanica. Attorno alla metà degli anni quaranta Cantoni aprì un’altra fabbrica di fustagni a Castellanza, con 4944 fusi e 257 operai. In generale, riguardo alla concentrazione dell’attività produttiva, la media dei fusi per opificio nelle filature di cotone, nell’area della Valle Olona, crebbe da 2771 nel 1836 a 3717 nove anni più tardi (1845), per giungere a 3738 nel 1854; a Busto Arsizio nel 1845 vi erano 5551 telai, con una media di circa 121 telai per impresa. Dai dati statistici emerge che nessuna azienda della zona aveva in media meno di 762 fusi e 33 operai, sebbene il lavoro a domicilio in questo periodo storico rimanesse ancora piuttosto diffuso, a Busto Arsizio nelle case urbane degli artigiani e nel gallaratese prevalentemente nelle campagne.

Per quanto concerne il processo di meccanizzazione, alla fine dell’epoca napoleonica in Lombardia vi era una sola filatura a macchina che sfruttava l’energia idraulica sita in Gallarate, e quattro anni più tardi la situazione non risultava migliorata. Il quadro generale si trasformò tuttavia durante i primi decenni del secolo, grazie soprattutto alla diffusione di nuove conoscenze tecnologiche provenienti dall’Inghilterra. Nel 1819, a Varano, piccolo borgo sul torrente Brebbia, nel gallaratese, Pasquale Borghi fondò un opificio per la produzione di cotone. I telai erano in parte azionati a mano, in parte dall’energia idrica del Brebbia. La forza motrice idraulica tuttavia non era sufficiente, tanto che negli anni successivi, e con il passaggio della proprietà dell’opificio da Pasquale Borghi al nipote Luigi (1836), venne installata una caldaia a vapore. Negli anni quaranta dell’Ottocento i macchinari risultano presenti in buona parte della Valle Olona, in particolar modo nell’area compresa tra Busto Arsizio e Gallarate. In un rapporto del periodico Atti della Società d’ incoraggiamento delle arti e de’ mestieri in Milano. Anno 1844, si attesta che nei 26 stabilimenti dell’industria di cotone nella regione si utilizzavano macchinari, tra cui anche il telaio Jacquard, il quale permetteva di fabbricare tessuti pregiati e sofisticati. Nel 1854, nell’area della Valle Olona si trovavano 14 opifici per la filatura del cotone, con 1919 operai e 52334 fusi e con una media di circa 3738 fusi per stabilimento, superiore a quella del 1845. La maggior concentrazione di filature del cotone era localizzata nei centri urbani di Legnano, Castellanza e Solbiate Olona, ove vi si trovavano le manifatture più importanti: la Cantoni per quanto riguarda Legnano e Castellanza, e lo stabilimento Ponti a Solbiate Olona. Quest’ultimo era l’opificio più grande della zona, con ben 419 operai e 11000 fusi ivi situati. Per ciò che concerne la tessitura, nel 1854 si registrarono 15600 telai in provincia di Milano, di cui più della metà erano localizzati nella Valle Olona, in particolar modo a Busto Arsizio e Sacconago. Poco prima dell’Unità d’Italia, i quadro generale dell’industria cotoniera della Valle Olona rappresentava un’attività economica che andava delineandosi nei suoi tratti peculiari, tra i quali possono considerarsi il (progressivo) accentramento della lavorazione e produzione di tessuti, a cui fa seguito l’incremento del numero di lavoratori per opificio, la (graduale) sostituzione dei vecchi telai a mano con macchine tecnologicamente più all’avanguardia e la diffusione su tutto il territorio della Valle Olona di stabilimenti cotonieri, non soltanto nei centri urbani maggiori (Busto Arsizio e Gallarate), ma anche nei borghi più piccoli.

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Pubblicato il 04 Febbraio 2015
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