Addio vecchio capannone. Con il Warehouse 5.0 la logistica cambia pelle

In provincia di Varese operano 68 magazzini logistici per oltre 718 mila metri quadrati di superficie coperta. Martina Baglio e Martina Farioli, ricercatrici della LIUC, raccontano la trasformazione del settore tra innovazione, sostenibilità e pianificazione territoriale

Nel magazzino di Amazon a Vercelli

«La vera sfida per il futuro non è come ridurre il consumo di suolo, ma dove posizionare correttamente il magazzino». Questa riflessione, che conclude un’intervista a due ricercatrici della LIUC-Università Cattaneo, Martina Baglio, del centro i-LOG, e Martina Farioli, del Green Transition Hub, sintetizza efficacemente il cuore del dibattito sulla logistica contemporanea, un settore sempre più strategico per l’economia, chiamato a confrontarsi con le sfide della sostenibilità, della gestione del traffico e degli impatti sul territorio.

L’ATLANTE DELLA LOGISTICA

Secondo i dati dell’Atlante della Logistica elaborati dall’università Liuc, in provincia di Varese sono presenti 68 magazzini per una superficie coperta complessiva di 718.907 metri quadrati. La categoria più numerosa è quella dei Logistics Center, 48 strutture per oltre 501 mila metri quadrati, a servizio della manifattura e degli operatori logistici.
Seguono 17 Transit Point, hub utilizzati soprattutto da corrieri espressi ed e-commerce, e tre grandi centri di distribuzione, destinati al retail e alla grande distribuzione.
Se allarghiamo lo sguardo all’intero Paese, la Lombardia resta la principale regione logistica italiana. «Le province che consolidano questo primato sono quelle di Milano, Pavia, Bergamo e Lodi dove si concentrano i numeri più alti, Varese però si ritaglia un ruolo specifico, legato alla sua vocazione manifatturiera, alla vicinanza con le infrastrutture e alla presenza di Malpensa» spiega Baglio.

UNA PIATTAFORMA TECNOLOGICA

La trasformazione più importante riguarda però la natura stessa del magazzino. Non più capannone dove accumulare merci, ma piattaforma tecnologica, nodo della supply chain e, sempre più spesso, piccolo centro produttivo. È il passaggio al Warehouse 5.0.«È un passaggio che punta a creare sistemi in cui uomini e tecnologie collaborano per generare valore in modo più sostenibile e resiliente», sottolinea Farioli.

TRE PILASTRI

Il modello si basa su tre pilastri: tecnologie avanzate, sostenibilità ambientale e centralità della persona. Robot collaborativi, AGV, shuttle, intelligenza artificiale e sistemi di monitoraggio in tempo reale entrano nei magazzini, ma non per cancellare il lavoro umano, bensì per trasformarlo. «La tecnologia è stata sviluppata proprio per cercare di togliere tutti quei lavori pesanti, sporchi e ripetitivi, a supporto delle persone», osserva Farioli. Cambiano così le competenze richieste. Il magazziniere del passato lascia spazio a figure capaci di dialogare con software, robot e sistemi automatizzati. Baglio lo riassume con una battuta efficace: «Forse non è tanto che i carrellisti non avranno più lavoro, ma che dovranno studiare di più».

liuc varie
da sinistra Martina Baglio e Martina Farioli

ZLS PER AUMENTARE L’ATTRATTIVITÀ

La logistica 5.0 apre quindi nuove prospettive di efficienza, sicurezza e qualità del lavoro. Ma porta con sé anche criticità rilevanti: consumo di suolo, traffico generato, emissioni, compatibilità con i contesti urbani e produttivi. Per questo, secondo le ricercatrici, non basta costruire magazzini più moderni. Occorre localizzarli correttamente, vicino alle infrastrutture adeguate e lontano dai contesti più sensibili. In questo scenario si inserisce anche la proposta del presidente di Confindustria Varese, Luigi Galdabini, di integrare nel sedime di Malpensa una Zona Logistica Semplificata. L’aeroporto rappresenta già oggi un asset strategico per il Nord Italia e una ZLS, secondo le due ricercatrici, potrebbe rafforzarne l’attrattività, favorendo investimenti, intermodalità e competitività delle filiere. Ma la condizione decisiva resta la pianificazione.

UNA LEVA DI SVILUPPO SOSTENIBILE

«La sfida non è decidere se fare o meno logistica, ma capire come realizzarla nel modo più sostenibile possibile, massimizzando il valore generato e minimizzando le esternalità negative», spiegano le ricercatrici della Liuc che cambiano l’oggetto della sfida: trasformare i magazzini da problema territoriale a leva di sviluppo sostenibile.

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 02 Luglio 2026
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