La Resistenza raccontata da Aldo Cazzullo

In occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, l'editorialista Aldo Cazzullo ha presentato nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria il suo ultimo libro “Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della Resistenza”

anche io aldo cazzullo

In occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, Aldo Cazzullo, noto scrittore ed editorialista del Corriere della Sera, ha presentato, nell’Aula Magna Porati-Granero dell’Università dell’Insubria di Varese, in via Dunant 3, la sua ultima opera “Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della Resistenza”.

Nell’ambito dell’osservatorio permanente sulla lingua italiana, la presentazione è stata moderata dai professori Giulio Facchetti, Gianmarco Gaspari e Alessandra Vicentini del corso di laurea in Scienze della comunicazione.

Per gli studenti presenti, l’incontro con Cazzullo ha permesso di avvicinarsi e confrontarsi con una realtà parzialmente sconosciuta e apparentemente lontana da loro. Sono entrati in contatto con la realtà della Resistenza che spesso non viene raccontata nei libri. Chiamata anche “Secondo Risorgimento” è stata a lungo considerata solo una “cosa di sinistra”. Invece, negli ultimi anni, i partigiani sono stati presentati come carnefici sanguinari, che si accanirono su vittime innocenti, i “ragazzi di Salò”. Entrambe queste versioni sono parziali e false.

La Resistenza non è il patrimonio di una fazione ma di un’intera nazione. A farla sono stati i partigiani comunisti come Cino Moscatelli, ma anche cattolici come Paola Del Din, monarchici come Edgardo Sogno, autonomi come Beppe Fenoglio. Ed è stata fatta anche dalle donne, dai fucilati di Cefalonia, dai bersaglieri che morirono combattendo al fianco degli Alleati.

Il libro racconta anche le “pagine nere”della Resistenza, che è giusto raccontare, da Porzûs a Codevigonarra le atrocità spesso dimenticate dei nazisti e dei fascisti: Boves e Marzabotto, le torture della X Mas e della banda Koch. A 70 anni dalla liberazione, mentre i testimoni se ne stanno andando, è giusto salvarne la memoria e raccontare ai giovani cosa è stata realmente la Resistenza, e di quale forza morale sono stati capaci i nostri padri.

La conferenza è stata scandita dalla lettura di alcune lettere, contenute nel volume, dei condannati a morte che chiedevano la riconciliazione nazionale  ed erano sicuri che dal loro sacrificio sarebbe potuta nascere un’Italia migliore. Forse miglior esempio per i giovani quella scritta dal partigiano Eusebio Giambone  alla figlia Gisella prima di essere fucilato, insieme a Franco Balbis e agli altri condannati, il 5 aprile 1944, a Torino: “Cara Gisella, quando leggerai queste righe il tuo papà non sarà più…è stato condannato a morte per le sue idee di giustizia e di eguaglianza. Oggi sei troppo piccola per comprendere perfettamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgogliosa di tuo padre e lo amerai ancora di più. Non piangere, cara Gisellina, asciuga i tuoi occhi tesoro mio, consola tua mamma da brava donnina che sei. Per me la vita è finita, per te incomincia. La vita vale di essere vissuta quando si ha un ideale, quando si vive onestamente, quando si ha l’ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l’umanità…studia non solo per il tuo avvenire ma per essere più utile nella società”.

Il professor Giulio Facchetti, docente di linguistica e semiotica all’Università dell’Insubria, ha dichiarato che “nell’occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, Aldo Cazzullo, con Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della resistenza, ci trasporta in una rivisitazione, per vari aspetti innovativa, dei fatti costitutivi dello stato di democrazia in cui tuttora viviamo. Uno dei tratti peculiari fondamentali che emergono dall’opera consiste nell’ammirevole capacità di ricomporre con grande equilibrio il quadro variegato ed eterogeneo degli elementi storici che hanno concretato il fenomeno della Resistenza, sui piani ideologico-culturale, sociale, territoriale, superando francamente le visioni parziali del passato e le ipercorrezioni più recenti su una materia di tanto difficile trattazione. Il superamento della prospettiva ideologizzata e spesso deformante è conseguito tramite un’agile e avvolgente ricostruzione narrativa che forma una sequenza in cui eventi, drammatici e strazianti, e parole, pesanti e preziose, di morituri si fondono con notevole abilità descrittiva. Non c’è dubbio, poi, che le figure degli uomini-eroi campeggino nel testo allo stesso livello delle donne-eroine, secondo quanto annunciato nel titolo. Lo stesso titolo in cui la topicalizzazione del termine sangue si manifesta sia nella materia espressiva di cui il libro si compone (le ultime  testimonianze dei condannati, vergate col sangue, talora anche non metaforicamente), sia nello spirito e nel livello semantico delle vicende narrate che, ricordo di tali cruenti sacrifici, ne rigenerano il vitale ammonimento. Un così utile e glorioso ammonimento che ci si augura davvero possa servire, come stimolo costante, alla nostra e alle future generazioni di Italiani»

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Pubblicato il 28 aprile 2015
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