“Ecco il prontuario per il profugo venegonese”

Tra ironia e critica la lettera di benvenuto ai profughi venegonesi scritta da un'insegnante del Centro provinciale insegnamento degli adulti

Varie

Finalmente vi ho visti anch’io, uomini neri che state sconvolgendo la vita di un paesino di provincia.

Stasera ho avvicinato Ibrahim, 19 anni della Guinea seduto su una panchina a guardar nel vuoto e mi sono presentata come la sua insegnante di italiano. Poco dopo si è allontanato ed è tornato con un amico Chauvin, 18 anni della Costa d’Avorio. Stesso giro di domande e di sorrisi. Mi raggiunge prima una mia amica che dà loro la mano presentandosi in francese, poi trova il coraggio un’altra ragazza altrettanto giovane e carina dopodiché i sorrisi dei due profughi hanno illuminato non solo i loro occhi ma anche le grosse narici.

Li ho scortati fino al campo tuffandomi in un defilè di sguardi diffidenti, avvistamenti e avvertimenti “gurda lì, ce ne sono 2”. Impossibile passare inosservati. Impossibile rassicurare i venegonesi impauriti nemmeno attraverso la mia smorfia più affabile che sfoggio solo agli esami di fronte agli studenti che fanno scena muta. Allora ho pensato a piccoli accorgimenti per scongiurare che si svuotino le strade al loro passaggio, accorgimenti che ho raccolto in un prontuario)

Caro profugo venegonese…
Mai girare in grandi gruppi. Tutti insieme fate paura
Mai girare in piccoli gruppi: se vi siete divisi è in corso una guerra tra bande
Mai girare in coppia. Uno è il palo
Mai girare da soli. State scappando

Una volta trovata l’aggregazione numerica ottimale, attenzione all’outfit :
– Ben vestito: che razza di povero sei
– Trasandato: che schifo ci porti le malattie ma soprattutto …
– Occhio al telefono!!! Nascondilo, se ti squilla per sbaglio non rispondere, fingi di guardarti attorno. Il telefono per il profugo è come la TV per i detenuti: un lusso disdicevole. Sebbene il tuo telefonino sia un rottame recuperato in discarica, nelle tue mani apparirà come un iPhone 8 e dozzine di persone giureranno averti visto fare una ricarica con la credit card della croce rossa. Poi ricordati che sei un africano, il tuo rapporto con la tecnologia si limita alla ricezione chimica dei nostri rifiuti speciali, non una ricezione culturale

Vediamo ora quando uscire, questo è abbastanza semplice:
no quando c’è luce: ti vedono tutti
no quando è buio: ti vuoi nascondere
no per le strade isolate: vuoi rubare
no nelle strade affollate: vuoi scippare

Ora la parte più interessante. Cosa dire, quando dirlo, se dirlo e a chi. Ma questo lo studieremo al corso di italiano che inizia lunedì prossimo
Benvenuto Ibrahim, benvenuto Chauvin

di
Pubblicato il 09 luglio 2015
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Commenti

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  1. Scritto da sergio_russo

    Galli Tatiana, una mia amica, una persona speciale. Condivido con lei analisi e confronti (accese, animate, ma sempre istruttive). Apprezzo di lei la sua ironia, la sua dolcezza e la sua caparbietà a sostenere progetti e impegni verso il prossimo, che ritrovo solo in poche persone speciali… grazie Tati, e grazie sopratutto di concedermi sempre e comunque la tua grande amicizia.

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