Il villaggio delle vite sospese

Dopo l'ennesimo sgombero, abbiamo incontrato alcuni dei senzatetto che vivono dentro alle ex Officine FS di via Pacinotti

Senzatetto Officine FS Gallarate

Un villaggio nascosto, dietro i muri antichi di una fabbrica abbandonata, ex Officine delle FS: venti persone, forse più, che lì dentro vivono da anni: «In Romania non c’è lavoro, qui è brutto ma lo facciamo per mandare un po’ di soldi ai nostri figli» spiegano. Dopo l’ultimo, ennesimo sgombero da parte di Polizia Ferroviaria e operai delle FS (venerdì 26 febbraio), abbiamo incontrato un gruppo accampato sotto il viadotto della Mornera, il ponte sulla ferrovia che sorge accanto alle Officine e dove si rifugiano.

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«Sono dieci anni che abitavamo dentro», dice Ghiorghi. «Siamo venti, più, meno, cambiamo di numero». Tra loro non ci sono bambini, ma alcuni sono parenti, le età vanno dai 19 anni di Cassandra ai 73 anni di un’anziano che viene chiamato Avarescu. «Lui è qui da sei anni», dicono. A sei anni fa, al 2010, risalgono le prime segnalazioni dei senzatetto dentro al complesso delle officine (l’estate dopo, anche un fatto di cronaca), che sono invece abbandonate da tempo che si direbbe quasi immemore: poco meno di vent’anni, quando nel 1997 le FS chiusero questo impianto che era dedicato ai treni elettrici e carrozze per pendolari, dal 1905. Nel tentativo di rendere inabitabili i locali abbandonati, le FS hanno anche demolito una parte dei fabbricati, alcuni dei quali risalgono proprio all’inizio del XX secolo: oggi tutta l’ala più vicina all’ingresso “di fortuna” sotto il ponte della Mornera è devastato, tra le pareti di mattoni semidistrutte si riconoscono ancora coperte e giacigli più o meno improvvisati.

«Viviamo senza luce e senza acqua. Prendiamo l’acqua dal mercato» continuano i senzatetto. Ma di cosa vivono? «Elemosina, solo elemosina per mangiare, noi non rubiamo, a Gallarate ci conoscono molti» giura Didina, una giovane donna. «Lui (indica un ragazzo) lavora come muratore». Vengono da varie parti della Romania, soprattutto da grandi città. «In Romania ci sono metà ricchi e metà poveri, come in Italia», osserva Didina con amaro parallelismo «Io ho dei bambini, non ho soldi e cibo in Romania. Mando i soldi a casa in Romania. Poco, cinquanta euro al mese, per comprare il cibo là».

Via Pacinotti è una strada di media periferia, defilata, con poche case. La “convivenza” tra chi abita qui e i senzatetto è problematica, è evidente: la presenza dei rifiuti in estate è una questione sollevata ormai da anni, così come gli occasionali roghi di rifiuti o di materiale per scaldarsi. Tra i residenti c’è chi mostra anche preoccupazione per il destino di queste vite sospese e chi invece non ha nessuna remora a evocare soluzioni drastiche per liberarsi della loro presenza. Di certo è indubbio che edifici fatiscenti e senza servizi non sono un luogo sicuro, tanto più ora ora che le FS sono intervenute scoperchiando e danneggiando i muri. I senzatetto se la prendono soprattutto con il sindaco e la politica (il tema è spesso discusso), anche se poi la scelta di sgomberare sta in capo alle FS, proprietario privato degli spazi (che saranno resi più difficilmente accessibili).

Restano, appunto, le vite sospese di chi comunque non ha un’alternativa:  «Non veniamo qui per ubriacarci o fare bella vita. Lo facciamo per i nostri figli. Se non per loro, non sopporteremmo questo freddo, questo posto schifoso sotto il ponte» dicono, mentre si preparano alla notte sotto al viadotto, che rimbomba per il traffico che passa, dieci metri più in alto.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 28 Febbraio 2016
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