Maroni incassa la prima unanimità a favore dei frontalieri

Dibattito acceso, ma alla fine licenziata la mozione che il Governatore auspicò non più tardi di venti giorni fa come documento "apripista" per un'azione bipartisan

Luino

Doveva essere il consiglio dei frontalieri, per licenziare un documento a sostegno del pressing regionale sul Governo, con l’obiettivo di migliorare le condizioni per i frontalieri italiani degli accordi Italo svizzeri in sede di ratifica . L’obiettivo è stato raggiunto, anche se l’assemblea cittadina si è trasformata da subito in un cahier de doléance per via dei problemi legati alla recente nevicata, che ha bloccato la città, e per l’arresto di Fabio Rizzi ‘garante’ della funzionalità dei servizi per l’ospedale cittadino.

Sulla neve si parlerà ancora almeno per quanto riguarda la richiesta dei dettagli tecnici su appalti e uffici preposti presentata dall’opposizione (Agostinelli per Min e Nogara per L’Altra Luino). Sul punto, il sindaco è intervenuto già all’indomani della nevicata ammettendo carenze e ha aggiunto questa sera che i mezzi in funzione sono stati potenziati di una unità durante la giornata di sabato. «Il nostro voto è stato 4 durante l’emergenza, salito a 6 nei giorni a seguire, per l’impegno che abbiamo profuso nel risolvere i problemi dei cittadini» ha detto Pellicini intrattenendosi coi giornalisti a microfoni spenti.

Ospedale: ci sono 6000 firme a sostegno della struttura, ma l’arresto del braccio destro del Governatore Maroni e fra le menti della nuova riforma sanitaria regionale Fabio Rizzi ha preoccupato i consiglieri di minoranza: “Il sindaco si faccia garante della funzionalità dell’ospedale” hanno chiesto sempre dai banchi del gruppo di Compagnoni, assente in aula, come pure un altro rappresentante dell’opposizione, Taldone.

Dopo l’esternazione di altre proposte legate ai fondi per la società sportiva “Aurora Voldomino” e all’intitolazione del lungolago di Colmegna, si è arrivati alla mozione a sostegno dei frontalieri.

Sulla mozione dei frontalieri, alla fine, si è raggiunta l’unanimità sebbene le perplessità del gruppo ‘L’altra Luino’.

La mozione, che verrà trasmessa al presidente della Regione Roberto Maroni ha l’obiettivo di aprire un tavolo con tutti i parlamentari della Regione, per operare pressioni affinché vengano mantenuti i livelli di tassazione ‘pre accordo’ (firmato nel febbraio 205 fra Italia e Svizzera) e il gettito dei ristorni, cioè i soldi che i comuni introitano ogni anno a seconda di quanti residenti lavorano oltreconfine.

«La mozione è stata al centro di una mediazione» ha spiegato Pellicini, coi gruppi consiliari.

Oltre alla valenza importante per il tema, e per la città, che vanta circa 2.000 lavoratori frontalieri su neppure 15 mila abitanti, la mozione approvata questa sera è una sorta di “documento apripista” auspicato dallo stesso Roberto Maroni proprio nel corso di un convegno pubblico sulla riforma dei lavoratori frontalieri.

Ora la palla passa ai vertici della Regione che si sono impegnati sul piano politico di rendere trasversale coinvolgendo non solo i parlamentari del centrodestra, ma anche quelli che fanno capo alla maggioranza di Renzi per arrivare a strappare in sede di ratifica condizioni migliori per i circa 60 mila lavoratori che ogni giorno si guadagnano da vivere in Svizzera.

Di seguito la versione integrale del documento approvato questa sera dal consiglio comunale di Luino.

Mozione a tutela dei lavoratori frontalieri

PRESO ATTO che i cittadini impiegati nel lavoro frontaliero rappresentano un gran numero degli abitanti dei comuni di frontiera e ne sono una risorsa importante e fondante delle peculiarità territoriali ; e stando alle recenti comunicazioni dell’Ufficio federale di statistica (UST), che comunicano che nel 2014 è aumentato il numero dei frontalieri in Svizzera, con un numero di lavoratori abitanti in Italia che si attesta oltre le 60.000 unità, riteniamo:

VISTO CHE, nel febbraio 2015, il Governo Italiano e il Consiglio Federale Svizzero hanno siglato il Protocollo che modifica la Convenzione tra i due Paesi per istituire la doppia imposizione; tale Protocollo che prevede lo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali secondo lo standard Ocse e pone fine al segreto bancario, è stato firmato per l’Italia dal Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, e per la Svizzera dal capo del dipartimento federale delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf; inoltre, unitamente al Protocollo è stata sottoscritta anche una road map, un documento politico che fissa il percorso per la prosecuzione dei negoziati su altre questioni tra cui la revisione dell’accordo del 1974 sulla tassazione dei lavoratori frontalieri ad oggi ancora in vigore e che prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 38.8 per cento del gettito ai comuni italiani della zona di confine. Dunque il nuovo stato di fatto dell’accordo tra Roma e Berna, perfezionato il 22 dicembre 2015, rappresenta una radicale rivoluzione per gli equilibri consolidati nell’economia transfrontaliera, in particolare per i lavoratori residenti nella fascia entro i 20 km dal confine, in quanto abolisce due meccanismi sinora inamovibili: i ristorni ai comuni di frontiera, una cifra di circa 60 milioni di euro annui e la totale tassazione alla fonte;

CONSIDERATO CHE il nuovo accordo nel porre fine al meccanismo del ristorno, prevedendo che sia lo Stato italiano a compensare i comuni di frontiera, lascia una preoccupante incognita sulla garanzia dell’attuale gettito ai medesimi comuni e che in un quadro più ampio di incertezza italiana della propria posizione fiscale i lavoratori italiani frontalieri in Svizzera saranno assoggettati ad imposizione sia nello Stato estero in cui esercitano l’attività che nello Stato di residenza. Dall’entrata in vigore dell’accordo, previsto per il 2019, inizierà il cosiddetto split fiscale che dovrà portare la tassazione a pieno regime dieci anni dopo con un aumento progressivo che si valuta del 10 per cento annuo;

TUTTO CIÒ PREMESSO,
SI IMPEGNA IL SINDACO E L’AMMINISTRAZIONE

A inoltrare la presente al Presidente di Regione Lombardia affinché convochi tutti i parlamentari eletti nella Regione, unitamente ai soggetti di rappresentanza territoriale (Sindaci, Comunità Montane, Province, Forze Sociali e Associazioni frontalieri), al fine di condividere le preoccupazioni del territorio e impegnarsi a garantire:

– che il nuovo sistema fiscale –una volta a regime- comporti per i lavoratori italiani frontalieri in Svizzera una tassazione simile a quella previgente al rinnovo della Convenzione;
– prevedere da parte del Governo che nell’Accordo e nel nuovo regime fiscale vengano puntualmente disciplinati i trasferimenti delle tasse dei frontalieri verso i comuni di residenza, con certezza che l’attuale gettito e le modalità di distribuzione non siano messi in discussione, al fine di salvaguardare i comuni di frontiera e garantire la redistribuzione dei ristorni al territorio di confine, esplicitando all’interno della legge di ratifica le modalità ed i tempi massimi di trasferimento delle imposte, a condizioni quanto meno equivalenti a quelle attuali, se non addirittura migliorative;

– la risoluzione dell’applicazione, discriminata, della norma sulle spese mediche.

– richiedere alle competenti Autorità Federali e Cantonali Svizzere specifiche assicurazioni tendenti ad escludere qualsiasi iniziativa discriminatoria e lesiva nei confronti di cittadini Italiani occupati in Svizzera e di aziende Italiane interessate al mercato Elvetico.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 07 marzo 2016
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Commenti

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  1. Scritto da lenny54

    E perche’ mai un lav, frontaliero deve pagare 1/5 di quanto paga un lav, italiano? E’ perche’ mai non dovrebbe pagare il sistema sanitario che un lav. italiano paga conl’irpef? La rivendicazione che ai comuni di frontiera vengano versate le quote come prima, necessarie per amministrare, e’ plausibile; il resto e’ solo propaganda per assicurarsi i voti di chi finora ha goduto di privilegi pagando pochissime imposte!

    1. Scritto da Felice

      @lenny54
      Quello a cui stiamo assistendo potrebbe essere identificata come una normale trattativa economica-finanziaria e lavorativa tra due paesi. In realtà mi sembra che si sta assistendo alla iper tutela di quella che a tutti gli effetti sembrerebbe essere una nuova lobby, quella dei frontalieri a cui ovviamente non deve essere minato nessun iper-diritto in quanto per 30 anni sono andati avanti così, in barba a qualsiasi legge sensata di mercato.
      Nel frattempo tutta questa attenzione, dei politici, degli amministratori, del governatore fa deviare la ben più importante attenzione verso la tutela del lavoro in patria, di una fiscalità diversa così tanto sbandierata dal leghista Maroni in campagna elettorale (anche i sassi avevano intuito che si trattava di una balla clamorosa).

      Mi sembra quindi che come sempre i nostri politici son sempre prodighi a tutelare gli interessi tra minoranze ricche per poi dimenticarsi che in questo paese alcune aziende chiudono e le uniche attività commerciali che vedo nascere sono pizzerie e centri commerciali, così tanto amati e sponsorizzati dai nostri sindaci per incassare subito gli oneri di urbanizzazione.
      Non possiamo convertire una intera popolazione in commessi e pizzaioli con l’aggravante che li facciamo vivere in un paese paessaggisticamente povero.

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