SEL Gallarate in piazza per il No al referendum

"Dopo le riforme della scuola, del lavoro, delle pensioni, abbiamo visto a cosa servono le riforme"

Referendum costituzionale

Riceviamo e pubblichiamo

 

Sabato 19 novembre, in piazza Libertà, dalle ore 15.00 Sinistra Italiana sarà presente con un proprio gazebo per spiegare le ragioni del no al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

Sono tante le buone ragioni del no, a partire dal cuore della riforma, che vorrebbe eliminare il Senato, senza farlo. Perché il Senato rimarrà formato da 100 senatori, di cui 5 eletti dal Presidente della Repubblica. I nuovi senatori saranno part-time, con il doppio rischio che svolgano male i 2 compiti (di sindaci e consiglieri regionali e di senatori). Sarà anche un Senato variabile, dove i senatori cambiano alle elezioni comunali/regionali. Le modalità di elezioni dei senatori non è dato saperle, visto che si rimanda a futura legge. Ma nel frattempo vale la norma transitoria con elezione a lista bloccata (e in Italia le norme transitorie durano spesso in eterno), con 10 regioni e province autonome a cui spettano 2 seggi che dovranno rispettare “i voti espressi e le composizioni dei Consigli” mentre uno dei 2 seggi spetterà a un sindaco. Come faranno non si sa. Quel che è certo è che i nuovi senatori avranno l’immunità.
Inoltre non ci saranno iter più semplificati e certi, ma solo più confusione. Per alcune norme varrà il bicamerale paritario (anche per leggi legate alle normative e politiche europee – quali leggi nazionali non hanno all’interno dei rimandi europei?), altre verranno approvate dalla Camera, altre dalla Camera con intervento del Senato, altre ancora “a data certa”, su altre il Senato può proporre modifiche (entro 30 giorni in alcuni casi, entro 15 in altri), altre ancora può proporli il Senato a maggioranza: sono almeno 8 diversi procedimenti (e la riforma lascia persino alcune altre procedure da definire!). In caso di contenziosi sul procedimento decideranno i presidenti di Camera e Senato, dice la riforma. E se non arrivano ad un accordo? E se la Camera delibera da sola, ma poteva essere coinvolto il Senato oppure se il Senato interviene ma forse non avrebbe dovuto, la legge è incostituzionale. Visto come il nuovo art. 70 è scritto, sarà il festival delle controversie procedurali alla Corte Costituzionale.
In combinato con la legge elettorale, poi, che prevede il premio di maggioranza alla lista che al primo turno prende il 40% (la legge truffa del ’53 prevedeva il premio al 50% e alla coalizione!) o a chi vince il ballottaggio, fosse con il 25% dei votanti, ci sarà il reale pericolo di una significativa perdita di democrazia e di rispetto della volontà popolare.
Il Presidente della Repubblica sarà eletto dal settimo scrutinio a maggioranza dei presenti, si proprio dei presenti. Ecco chi vince le elezioni si prende maggioranza assoluta alla Camera, Presidente della Repubblica senza necessità di confronto con le minoranze, almeno 8 giudici della Corte Costituzionale (i 3 nominati dalla camera e i 5 dal Presidente della Repubblica). Nel rispetto della democrazia le minoranze potranno… la riforma non lo dice, ma rimanda a un regolamento che sarà votato dalla Camera: cioè la maggioranza dirà quello che le minoranze potranno e non potranno fare.

Dopo le riforme della scuola, del lavoro, delle pensioni, abbiamo visto a cosa servono le riforme. Ora tocca alla Costituzione che dovrebbe dettare le regole a prescindere da chi governa e non consentire che il potere venga tutto concentrato nelle mani di pochi, per fare gli interessi di pochi. Stavolta NO.

Sinistra Italiana/Sinistra Ecologia Libertà di Gallarate

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 novembre 2016
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