A zonzo per il Poggio per vedere il Verbasco

Il lettore Teresio Colombo racconta flora e fauna incontrate al Poggio di Velate

Il verbasco al Poggio

Il giorno 8/12 con mia moglie ci siamo portati al Poggio per far 4 passi sul sentiero 10, che ha sempre un fascino per chi vuole camminare sicuro furi dal traffico della città, e superata la cascina Zambella, abbiamo imboccato un sentiero per noi nuovo ma tracciato dalle macchine utilizzate per il rigoverno del bosco lo scorso inverno, il sentiero ci è molto piaciuto, abbiamo visto le sorgenti del torrente Tinella anche se in questo momento completamente asciutte, tanta vegetazione che rinnova quella eliminata, tanti pini silvestri sono nati sulle rive più all’aperto ma non manca la vegetazione minore come le Cinque foglie fragola secca che sono lì pronte a mettere il fiore appena sarà arrivata la prima pioggia od il Verbasco tasso barbasso (Verbascum tapsus) (1) che con le sue foglie ricoperte di fitta peluria si prepara ad affrontare  l’inverno con periodi di asciutto e di gelate notturne per poi darci delle bellissime spighe fiorali lunghe oltre il metro nella prima estate, in realtà questa pianta germogli nel primo autunno per fiorire nell’estate successivo come avviene per buona parte della vegetazione anche se in modo meno appariscente, al ritorno subito dopo la cascina Zambella mentre mia moglie taglia per il pianezzo di Luvinate io seguo la strada a cercare la Cinque foglie fiorita ma è inutile in compenso vedo un Muschio (Hypnum lacunosm?) (2) che vedo per la prima volta è molto bello ma non so dire altro, il punto interrogativo è perché il tentativo di dargli un nome l’ho fatto consultando il testo Ferns, Mosses &lichens di H. M. Jahns.

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Il verbasco al Poggio 4 di 12

Il giorno 13/12 ancora una bellissima giornata anche se fa un freddo notevole, torno nella stessa località, ma anziché dirigermi in direzione del sentiero   verso Luvinate e lì subito trovo un esemplare di Asplenio adianto nero (Asplenium adiantum-nigrum) (3,4) di cui riesco a riprendere le spore mature incollate sulla pagina inferiore della foglia la foto sulle spore l’ho fatta perché uno degli elementi per il riconoscimento è proprio la distribuzione delle stesse, poco più avanti  trovo una giovane pianta di Agrifoglio (Ilex aquifolium) (5) questa pianta una aquifoliacea, indigena, largamente presente nei nostri boschi dove si possono trovare anche esemplari, come ad esempio sul monte Sette termini, che superano i 10 metri in altezza, per fortuna  è in sensibile rallentamento l’usanza di utilizzare giovani rami con qualche bacca come ornamento per le feste di fine anno; comunque le foglie verdi scure, ondulate, munite di aghi, lucidissime costituiscono una attrazione notevole che però è riservata ai rami più giovani mentre i più vecchi hanno frutti più numerosi, fogli meno ondulate senza terminazioni spinose e di un verde leggermente più chiaro; nelle vicinanze trovo alcune piantine di Pungitopo (Ruscus aculeatus) (6) una liliacea comune nei nostri boschi, pianta in cui rami hanno assunto la forma schiacciata come una foglia, il fusto è rigido come nelle piante ad alto fusto, ma manca di corteccia, le foglie-rami terminano ad ago; il nome di pungitopo deriva dal fatto che nell’economia contadina venisse utilizzato come copertura difensiva dai topi dei formaggi che necessitavano di invecchiamento. Allontanatomi un poco vado a cercare il sentiero che mi porti più giù alle sorgenti di media altezza del Tinella ma ecco un bel ceppo di Felce maschia (Dryopteris filix-mas) (7,8) densamente ricoperta di scagli bruno rossastre, i sori disposti parallelamente alle nervature mediane, questa pianta come tutte le felci della famiglia delle driopteracee sono ricercate per la cura delle diverse forme di artriti e per curare i dolori reumatoidi, è noto anche l’utilizzo del rizoma  nella cura antiparassitaria deli intestini. Finalmente raggiungo la scaletta che mi porterebbe al piano sottostante ma, vedendo le piante di Fusaggine con i frutti a forma di cappello del prete sono interessato a cogliere l’angolazione che mi consenta di mostrare sia la copertura rosso carminio sia la relativa bacca arancione dallo stesso contenuta, dopo qualche tentativo, malriuscito, soprassiedo e rimandando ad una visita in Valganna dove i pericoli per questa foto sono quasi nulli, mi rivolgo verso la salita e ti vedo una famigliola di Ifolomi color mattone (9) che, siamo alle porte dell’inverno, non dovrebbero più esserci perché funghi della tarda estate inizio autunno comunque la scalinata non mi attira e decido per il sentiero utilizzato in andata. Ritornato sul Pianezzo di Luvinate sono attratto dal Carpino comune (Carpinus betulus) che mi sta davanti con ancora residui di foglie ormai secche ma ancora attaccate sui rami così come i fiori rinsecchiti ma ha già le gemme pronte per originare nuove foglie il tutto per ricordarci che la vita è una cosa continua con fasi più o meno appariscenti ma tutte di uguale importanza: mi allontano un poco e vedo un Asplenio verde (Asplenium viridis) (11) che riporto in foto perché mostra i rami che hanno già perso le minuscole foglioline assieme arami con foglie ancora verdi; Ma nel prato una Ambretta sudalpina (Knautia transalpina) (12) una dipsacacea abbastanza rara in questa stagione.

Il giorno 18/12 torno sui posti con mia moglie, direte che sono maniaco, in realtà il Poggio lo raggiungo con pochi minuti di auto ed ha una esposizione al sole che in questo periodo è necessaria, con la moglie abbiamo ricontrollato alcune foto per poi disperderci nel bosco trovando almeno tre nuovi tracciati che ci ripromettiamo di fare nel prossimo futuro. Prima di allontanarci mi suggerisce di fotografare l’Erba cipollina (Allium schoenoprsum) (13) riconoscibile per i suoi steli cilindrici di colore verde azzurro,; trascuro invece l’aro che è cresciuto molto di più che non lo scorso anno, ma che è difficilmente raggiungibile fino alla completa eliminazione della vegetazione residua.

Mia moglie ed io formuliamo i migliori auguri di Buone Feste ed un Felice Anno Nuovo ai lettori e alla redazione di Varese-news.

Teresio colombo

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Pubblicato il 20 dicembre 2016
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