Merletto racconta le rotte della disperazione:”Migrazioni inarrestabili”

Cinema San Giovanni Bosco pieno per la proiezione dell'opera realizzata da Marcello Merletto, voluta dall'Onu per spiegare ai migranti i pericoli di un viaggio disperato

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“Walla-Je te jure” è il documentario girato dal regista Marcello Merletto, bustocco di 37 anni, educatore per scelta e regista per caso, proiettato davanti ad una sala piena, lunedì sera sul grande schermo del cinema teatro San Giovanni Bosco di via Bergamo a Busto Arsizio (qui trovate il trailer).

L’opera di Merletto è il racconto, attraverso le testimonianze di chi quel viaggio lo sta affrontando, delle immense fatiche e difficoltà che si incontrano sulle rotte verso l’Europa che passano da Agadez (in Niger) verso la Libia o l’Algeria, fino alle coste del Mediterraneo dove un barcone fatiscente è pronto a coprire l’ultimo tratto verso Lampedusa.

Merletto ha realizzato l’opera per l’Oim (Organizzazione Internazione delle Migrazioni dell’Onu, ndr) dopo aver vinto un bando per la creazione di un film che raccontasse agli stessi migranti la realtà di un viaggio dove la vita viene messa a repentaglio più di una volta. «L’opera sarà proiettata tra 100 giorni al Palazzo delle Nazioni Unite di New York – ha spiegato il regista bustocco Gilberto Squizzato – questa è la Busto che ci piace raccontare».

Laureato in Scienze dell’Educazione a Milano, Merletto ha fatto l’educatore per alcuni anni  approcciandosi al mondo del video e del montaggio per realizzare alcuni lavori con i ragazzi di cui si è occupato: «Così è sbocciata una passione che mi ha portato a Roma dove ho studiato cinematografia alla Libera Università del Cinema della capitale – racconta il ragazzo partito dal liceo Tosi di Busto – ho avuto la fortuna di poter lavorare con Michele Placido sul set de “Il grande sogno”». Da lì non si è più fermato e tutt’ora lavora nel mondo della pubblicità come direttore della fotografia con puntate nel mondo del cinema come elettricista. Ultimamente ha lavorato sul set di Inferno di Ron Howard e ha già realizzato altri due documentari.

Il documentario è stato girato in  Niger, Senegal e Italia. Nasce come idea fine del 2015 e ha avuto bisogno di un mese di riprese tra  tra Niger e Senegal e di un altro mese di riprese in Italia, in alcuni centri di accoglienza di Milano e Pavia.

Merletto racconta così il senso del suo lavoro, portato alla platea bustocca fatta di molte associazioni che si riconoscono in questo progetto come Anolf, Stoà, Acli, Arci Gagarin, Migrando, Quadrifoglio, Cinema d’Essai, Ali d’Aquila, associazione Christian: «La migrazione fa parte dell’uomo. Non è un fenomeno arginabile come qualcuno vuole far credere. Il documentario non vuole dare un indirizzo ma lascia aperta la discussione – spiega – per questo va spiegato e raccontato senza fronzoli, soprattutto se è finalizzato a spiegare agli stessi migranti il rischio del viaggio che intraprendono».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2016
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