Lavoravano per la moda, ma metà operai erano “in nero”

Polizia e Carabinieri hanno fatto irruzione in una fabbrica cinese: una parte dei lavoratori viveva in alloggi di fortuna. Maximulte, ma l'azienda paga e riprende a lavorare

Il lavoro procedeva spedito, forse 24 ore su 24, tanto che alcuni operai vivevano direttamente in fabbrica. È lo scenario scoperto da Polizia di Stato e Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro in uno stabilimento di Lonate Pozzolo, gestito da un 37enne cinese. Una fabbrica a pieno regime, dove si producevano capi (originali) per marche della moda milanese.

Gli agenti del commissariato di Gallarate della Polizia sono arrivati al capannone di via XXIV maggio grazie ad una segnalazione raccolta per tempo. Insieme ai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno organizzato il sopralluogo, scattato in orario serale mercoledì 13 dicembre scorso. «La ditta sembrava completamente chiusa e inattiva, ma poi ci siamo accorti che tutte le finestre erano state oscurate con tende nere» spiega il dirigente del commissariato di Gallarate Fabio Mondora.

All’interno c’erano ventuno operai, cittadini cinesi, impegnati alle taglia-cuci, cinque dei quali al momento dell’ingresso degli agenti e dei militari sono fuggiti e si sono chiusi in un bagno, tentando di sfuggire all’identificazione. I cinque operai erano irregolari in Italia, sono stati denunciati e ora si procede per espulsione). Altri cinque operai, regolari in Italia, sono risultati comunque al lavoro “in nero”.

I carabinieri e gli ispettori dell’Inps hanno poi riscontrato altre violazioni di carattere igienico-sanitario e di sicurezza sui luoghi di lavoro: postazioni non a norma, impianto elettrico non a norma, mancanza delle più elementari tutele per la sicurezza sul lavoro. Si è scoperto anche che alcuni locali erano stati riadattati a dormitorio, con tanto di cucinotto e docce, che fa pensare che qui vivessero gli operai irregolari in Italia, nascosti dagli sguardi. Lonate Pozzolo

L’azienda è attiva con la stessa ragione sociale da un paio di anni, intestata a un 37enne cinese, regolare in Italia. L’uomo è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, insieme ai 5 operai irregolari. È stato contestato un abuso edilizio (reato penale) per gli alloggi di fortuna ricavati nel capannone produttivo. A carico della società, una sfilza di multe di vario genere: le ammende per le violazioni delle norme sulla sicurezza ammontano a 43.570 euro, le sanzioni amministrative per il lavoro nero a 69mila euro, mentre l’evasione contributiva è stata quantificata in 13mila euro non versati a Inps e Inail.

L’azienda ha visto sospesa l’attività, avendo più del 20% della forza lavoro “in nero”. Ma la società ha subito pagato i 2mila euro necessari a proseguire la produzione e rientrare in possesso dei prodotti. Al 19 dicembre la polizia ha fatto un nuovo controllo nell’azienda: tra gli addetti alle taglia-cuci c’era ancora un cittadino cinese irregolare.

Altra denuncia, ma le commesse per l’alta moda valgono di più delle sanzioni da pagare. I marchi della moda coinvolti rimangono coperti da “omissis”, per così dire: in questi casi è difficile dimostrare che chi affidava le commesse sapesse delle condizioni di lavoro.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 19 Dicembre 2017
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Commenti

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  1. Scritto da supertizzy

    Con tutte queste violazioni ……………….pagano e riprendono a lavorare !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Siamo proprio la repubblica delle banane ! senza commento !

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