Torna i cercatore dei luoghi perduti nel Varesotto

Un turismo diverso per scoprire il passato e la vita di coloro che l’hanno vissuto. Lo racconta Peter Faesi nel suo ultimo tour in Italia

Avarie

Non è la prima volta che Peter Faesi si avventura per i luoghi e gli edifici abbandonati e sconosciuti.

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Il villaggio Alpino Touring di Boarezzo 4 di 6

Il professore di origini tedesche ha insegnato a lungo storia all’università di San Gallo e una volta raggiunto il traguardo della pensione, ha colto l’occasione per trasformarsi in un vero e proprio esploratore. L’ultima spedizione lo ha portato a scoprire altri due luoghi storici di cui quasi nessuno ricordava la loro esistenza: l’albergo di Boarezzo e la Colonia Sacra Famiglia a Premeno.

«Nei primi anni del secolo scorso, la regione del Lago Maggiore era molto frequentata dai turisti» ha raccontato il professor Faesi .«Imprenditori, osti e associazioni costruirono dozzine e dozzine di alberghi. Numerosi turisti provenienti dalla Pianura Padana si recavano in queste zone attirati dall’altitudine, dall’aria pura e dai boschi, per fuggire dalle calde giornate estive della Pianura Padana. Durante la Seconda Guerra Mondiale, anche i nazisti soggiornarono in queste strutture. Oltre agli alberghi furono costruite anche numerose colonie per ospitare i bambini e gli orfani che avevano perso i genitori nella Prima Guerra Mondiale».

Questo turismo vide però una lenta, ma irrefrenabile interruzione intorno al 1945, come ha spiegato Peter Faesi: «Le persone iniziarono a preferire il mare alle colline del Lago Maggiore.
Gli edifici che un tempo pullulavano di turisti ora venivano chiusi e lasciati al deperimento.
Nessuno aveva più alcun interesse di restaurare alberghi e colonie e mancavano anche i soldi necessari per demolirli. Oggi questi edifici sono luoghi fantasma, dei “lost places” cercati e fotografati dagli appassionati del deperimento, del tramonto, della stranezza e dell’avventura».

Peter Faesi nel suo ultimo viaggio ha scoperto proprio uno di questi alberghi. «Il 13 luglio ho visitato in compagnia dei miei amici della cosiddetta “Stollentour”, l’albergo di Boarezzo», ha spiegato il professore.

«La struttura era un hotel di ben 70 stanze, che conteneva una sala da
pranzo in grado di ospitare 200 persone. Oggi l’edificio è abbandonato, ma la costruzione rimane impressionante, nonostante la mancanza di mobili».
L’escursione dello “Stollentour” non si è certo fermata qui, il gruppo di esploratori ha continuato il viaggio alla ricerca di un altro edificio interessante. Si tratta della Colonia Sacra Famiglia a Premeno, una struttura abbandonata da anni e in gran parte nascosta dalla vegetazione. Il professore l’ha descritta così: «Quello che abbiamo trovato è ciò che è rimasto di una delle numerose colonie costruite a Premeno. L’afflusso di bambini e turisti era cosi grande che, non solo il paese ottenne il titolo di “paradiso dei bambini”, ma durante la Seconda Guerra Mondiale fu necessario costruire una seconda chiesa in grado di contenere 500 persone. La colonia di Premeno era una delle 18 istituzioni della Fondazione Sacra Famiglia, fondata nel 1896 a Casano Boscone».

Faesi ha esplorato la struttura e ci ha raccontato quello che ha trovato al suo interno: «Gli edifici della colonia, in stato d’abbandono da 50 anni, sono nascosti da una fitta vegetazione. Entrare nella struttura è stato facile, non ci sono infatti cartelli che proibiscono l’ingresso. All’interno abbiamo trovato grandi sale con letti, una stanza che probabilmente veniva utilizzata come aula scolastica, una grande cappella con delle gallerie e infine una cucina con ancora piatti e cucchiai. Osservando le condizioni della colonia sembra che sia stata abbandonata in fretta e furia, come se i suoi piccoli ospiti fossero scappati».

«Visitare Versailles è terribile: stai insieme a milioni di persone, e non stanno mai zitte, e in continuazione si fanno i selfie. Ma qui…Questo posto vale oro». Aveva detto a settembre del 2017 a Varesenews lo stesso Peter Faesi al ritorno di uno dei suoi viaggi. Quella volta il professore aveva visitato un villaggio abbandonato sopra Bellinzona il percorso utilizzato da
guardie di frontiera e contrabbandieri da pochi conosciuto come i “900 gradini fino al paradiso”.

Il turismo del professor Peter Faesi è stato definito dal giornalista Andrea Camurani “archeologia del cuore”. Questo nome particolare vuole sottolineare che chi parte alla scoperta di questi luoghi nascosti, abbandonati o semplicemente dimenticati non può fare a meno di immergersi nella storia silenziosa che i reperti raccontano. Numerose domande si accavallano: I bambini erano felici? Hanno sofferto la separazione dai genitori? Hanno accettato di dormire in grandi sali con venti altri ragazzi? Con quali giochi si sono divertiti? Hanno assistito alla Santa Messa ogni giorno o solo la domenica? Chi erano le donne che badavano ai bambini?. Tutti questi punti di domanda portano necessariamente il turista ad immedesimarsi in coloro che in un passato distante hanno abitato i luoghi che sta visitando.

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Pubblicato il 18 luglio 2018
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