Rave party alla cartiera, processo in aula

Due imputati si oppongono al decreto penale di condanna inviato ad oltre 200 persone

Avarie

Il 20 dicembre prossimo uno dei carabinieri che fece irruzione durante il rave party alla cartiera di Vedano Olona, quattro anni fa, verrà sentito dai giudici di Varese. Si tratta di un’udienza che avrà lo scopo di concorrere all’accertamento delle responsabilità di due degli oltre 200 giovani denunciati per invasione di terreni o edifici privati.

Il pubblico ministero aveva richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari l’emissione di altrettanti decreti penali di condanna: si tratta di un provvedimento che viene richiesto quando il pm ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria.

«Infatti la pena prevista per questo genere di reati ammonta a una multa di solito di qualche centinaio di euro» specifica Michele Lodi, difensore di due degli imputati che si sono opposti a questo provvedimento, che ora seguirà l’iter del processo ordinario.

Il prossimo dicembre verrà dunque sentito uno dei carabinieri in forza alla stazione di Malnate che allora – era il 19 aprile del 2014 (da qui il “rave di Pasqua”) – intervenne su segnalazione della proprietà degli immobili, per verificare cosa stesse accadendo all’interno della vasta area industriale dismessa fuori dal paese di Vedano Olona.

I partecipanti alla festa clandestina vennero identificati sia all’interno dell’area, sia all’esterno. Tra loro vi erano 20 minorenni e 10 stranieri provenienti in particolare da Germania e Olanda. Una trentina invece i ragazzi provenienti da tutta la provincia di Varese, in particolare dai dintorni di Gallarate e Busto Arsizio.

«Due sono i fatti che contestiamo – ha spiegato il difensore – . In primo luogo la denuncia presentata dal proprietario ai carabinieri che a nostro avviso non ha valore di querela, e per procedere d’ufficio per questo reato la querela è condizione necessaria. Inoltre dimostreremo che l’imputato non era tra quelli che invasero la proprietà scardinando le recinzioni, un fatto che viene ricondotto dalla giurisprudenza come essenziale per integrare il reato».

Una decisione attesa e interessante, non tanto per il reato in sè, quanto perché potrà interessare la galassia sotterranea delle feste illegali nelle tante aree dismesse presenti nell’hinterland milanese ma anche in quelle numerose testimonianze di archeologia industriale presenti in provincia.

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Pubblicato il 14 settembre 2018
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