Medici “pubblici” in studi privati: la deroga riguarda una cinquantina di dottori

La Legge del 2012 permetteva agli specialisti ospedalieri "intramoenia" di poter ricevere in studi privati fino al febbraio del 2015. Il sistema è da tempo sotto indagine per la mancanza di regole e monitoraggi. L'assessore Gallera, però, chiede una nuova proroga

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È arrivata in discussione in commissione sanità in regione la proposta di legge dell’assessore Gallera che mira a prorogare di 5 anni la libera professione “allargata”.

In Lombardia, sono 8000 i medici degli ospedali pubblici che hanno scelto di affiancare l’attività libro professionale rimanendo in azienda. Una scelta, prevista dalla legge del 1992 e dal contratto collettivo di lavoro,  che vale al singolo professionista 12.000 euro annui come indennità.

Esiste, però, una legge, la Balduzzi del 2012, che regolamenta il campo con il fine di equilibrare il più possibile i canali “istituzionale” e “in libera professione” per quanto riguarda, soprattutto le liste d’attesa.

Il sistema “intramoenia”, così è stato chiamato, prevede che le aziende dispongano spazi e studi adeguati ad accogliere i medici che scelgano questa formula dove collaborano il pubblico e il privato.
Sono stati anche previsti fondi specifici e indicazioni precise perchè ci sia una voce del budget aziendale dedicata con tanto di contrattazione e investimenti per spazi adeguati. Il punto delicato è che parte dei proventi dell’attività intramoenia ( il 5%) va impiegata per attività di prevenzione e di abbassamento dei tempi d’attesa.

A distanza di quasi 6 anni dall’approvazione della Legge Balduzzi, però, ci sono ancora 918 medici in Lombardia che hanno scelto l’intramoenia ma, per motivi diversi per lo più riconducibili a carenza di spazi in ospedale, effettuano tale attività in studi medici privati.

Sono proprio loro, questi 918 medici, a cui si rivolge la proposta di legge dell’assessore Gallera e a cui si oppone il consigliere del PD Samuele Astuti che teme la mancanza di trasparenza sull’effettiva pratica ( le ore non devono superare quelle garantite in corsia) e sulla piena dichiarazione dei proventi, come anche la Corte dei Conti ha evidenziato di recente con ben 8 condanne lo scorso anno a danno di professionisti.

Nel 2017, Regione Lombardia ha avviato un’indagine precisa nelle sue diverse aziende ospedaliere alla luce della mancanza di un effettivo organo di controllo e della carenza di monitoraggi di una voce che potrebbe apportare un po’ di sollievo alle liste d’attesa sempre molto lunghe.

L’Asst Sette Laghi nel 2016 aveva 32 medici che effettuavano l’ALPI  su 314( attività in libera professione allargata) contro i 36 ( su 340) del 2014 e i 41 (su 315) del 2015,  nonostante i 9 studi medici dedicati esclusivamente a questa attività che, però, non sono risultati sufficienti ad accogliere l’intera attività.

Nel corso del triennio il fatturato collegato all’ALPI è stato di : 8.636.000 euro nel 2014, 8.140.000 euro nel 2015 e 7.445.000 nel 2016. Gli emolumenti assegnati sono stati nei tre anni: 3.567.805 ne 2014, 3.612.828  nel 2015 e 3.424.577 due anni fa, a fronte del fatturato aziendale di 65.868388 nel 2015 sceso l’anno successivo a 64.744.847 che è diventato di quasi 70 milioni nel 2016. Quanto ottenuto con l’Alpi, però, non è stato utilizzato per ridurre le liste d’attesa mentre i compensi ottenuti dai medici non sono pubblicati sul sito aziendale.

Sono invece 15, 8 nell’ex azienda ospedaliera di Busto Arsizio e 7 in quella di Gallarate, i medici che effettuano l’ALPI. L’Asst valle Olona ha definito il budget e concordato il numero di prestazioni che viene vagliato da un comitato paritetico nominato allo scopo.

Le attività in libera professione tra prestazioni ambulatoriali e ricoveri hanno portato alle casse dell’ao di Busto Arsizio di oltre 7 milioni nel 2014, saliti a 7,2 milioni l’anno successivo e sceso a 5,2 milioni nel 2016. A Gallarate si è raggiunto un budget di oltre 2,1 milioni di euro nel 2014, che ha raggiunto 1,85 milioni nel 2016

Dall’indagine avviata lo scorso anno dal Comitato dei Controlli in tutta la Regione è emerso che proprio le liste d’attesa “istituzionali” sono fortemente penalizzate : se un appuntamento in libera professione si ottiene in 15 giorni, in regime di servizio pubblico occorre aspettare anche 8 mesi o più.

L’intramoenia allargata avrebbe dovuto concludersi entri febbraio 2015, una scadenza già prorogata e che ora si vorrebbe far slittare ancora di 5 anni

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Pubblicato il 24 ottobre 2018
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