Quanto è opportuno l’anticipo scolastico?

Perché i consigli degli educatori e i risultati dei test Invalsi scoraggiano la "primina" per i bambini di 5 anni e mezzo

Generico 2018

Ci sono genitori che in questo periodo stanno valutando se iscrivere o no in anticipo i figli a scuola. Si tratta della vecchia “primina”, riformata dalla Gelmini nel 2008, e che permette alle famiglie di iscrivere in prima elementare anche i bambini di cinque anni e mezzo, purché compiano i 6 anni entro il 30 aprile dell’anno successivo.
Una possibilità generalmente sconsigliata da maestri ed educatori, che invece interessa molto alcuni genitori, disposti persino a forzare la norma pur di iscrivere i figli un anno prima a scuola, anche se il compleanno cade dopo il 30 aprile, con la compiacenza di qualche scuola privata paritaria. Secondo il Miur (Ministero dell’istruzione) ogni anno sono tra i 1500 e i 2000 i bambini iscritti forzando l’anticipo, sempre alle private dove è ancora possibile l’iscrizione cartacea, mentre per le scuole pubbliche l’iscrizione online sul sito del Miur (iscrizioni aperte sino al 31 gennaio) impedisce il trucchetto.
Ma se la norma pone un limite e i pedagogisti solitamente sconsigliano, qualche motivo c’è, e li ricordiamo.

RISULTATI DANNOSI O AL MEGLIO INDIFFERENTI
Spesso gli alunni anticipatari hanno punteggi in italiano e matematica che risultano inferiori a quelli dei loro compagni in età standard. Una difficoltà che rimane, e a volta si amplia, per anni, fino alle superiori. Anche gli i risultati delle prove Invalsi analizzati nei grafici delle Rilevazioni Nazionali degli apprendimenti 2016‐17 mostra che nel sottogruppo degli anticipatari le oscillazioni dei risultati attorno alla media, più spesso verso il basso, sono più ampie rispetto ai compagni di corso. Come dire che l’iscrizione anticipata esaspera le differenze, penalizzando i meno pronti e premiando i più brillanti. Il contrario della sospirata inclusività.
E anche dal punto di vista del singolo, pare che l’anticipo scolastico sia ininfluente nel migliore dei casi, negativa invece per la maggior parte dei bimbi coinvolti.

LA SCIENZA
Dai fondamenti della psicologia dello sviluppo ai risultati più recenti delle neuroscienze, le ricerche sullo sviluppo dei bambini sottolineano i benefici di prolungare, piuttosto che ridurre, la stagione del gioco libero, del piacere motorio, dell’esplorazione corporea del mondo fisico e relazionale. Anticipare la scuola non mostra invece vantaggi né dal punto di vista dello sviluppo verbale che logico-simbolico o matematico. Tutti aspetti su cui per altro i bambini di oggi sono comunque più stimolati, a prescindere dall’anticipo scolastico, con rischi di sviluppare disarmonie dello sviluppo cognitivo, affettivo, motorio e relazionale.

LA NOIA FA BENE
Alcuni genitori pensano pensano che i figli nati nei primi mesi dell’anno possano annoiarsi. Ma la noia è positiva per la crescita, anche se i bambini fanno sempre più fatica a gestire questo stato mentale. Eppure si tratta di uno spazio in cui i piccoli si sviluppano il pensiero complesso e la creatività.

GIOCANDO SI IMPARA
Secondo il noto psicologo e psichiatra Peter Gray, “solo giocando si possono acquisire naturalmente le abilità sociali più utili alla vita da adulti: ascoltare gli altri, essere creativi, gestire le emozioni e affrontare i pericoli. Eppure negli ultimi cinquant’anni le opportunità di gioco si sono progressivamente ridotte e contemporaneamente sono aumentati disturbi d’ansia generalizzata e depressioni nell’infanzia.

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Pubblicato il 21 gennaio 2019
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