Da Cantello a Zurigo: “Dove tutto è carissimo ma le scuole per i miei figli sono eccezionali”

Mauro Morelli ha 48 anni, è milanese ma è stato "adottato" dalla provincia di Varese dove ha vissuto per un lungo periodo prima di emigrare. Oggi è a tutti gli effetti un varesino all'estero

mauro morelli

Mauro Morelli ha 48 anni, è milanese ma è stato “adottato” dalla provincia di Varese. Ha vissuto a Cantello per un lungo periodo e poi è emigrato. Oggi è a tutti gli effetti un varesino all’estero.

Varesini all'estero

Mauro si è trasferito a Zurigo insieme a tutta la sua famiglia. Questo gli ha offerto uno sguardo sulla cultura del luogo, dove oggi vive, a 360 gradi: non solo dal punto di vista professionale ma anche da quello famigliare e scolastico.

 

Ecco il suo racconto.

Sono originario di Milano, ma ho vissuto in provincia di Varese la maggior parte della mia vita. Dopo la laurea in informatica ho lavorato tre anni in Italia e poi sempre in Svizzera. Per un lungo periodo ho fatto trasferte settimanali a Zurigo e, con l’arrivo del secondo figlio, è diventato insostenibile. Quando ho ricevuto un’inaspettata offerta di lavoro, io e la mia famiglia abbiamo deciso di trasferirci in Canton Zurigo.

Il cambiamento è stato difficile, perché in un sol colpo ho cambiato Paese, lingua e lavoro. Un cocktail micidiale, che ho digerito in due anni. Il periodo successivo è andato sempre meglio ed ora tutta la famiglia è ben integrata.

Il supporto fornito dalla scuola è stato eccezionale. I bambini, che all’arrivo avevano 5 e 7 anni, hanno ricevuto lezioni individuali di tedesco pur rimanendo insieme al resto della classe (in altri cantoni vengono invece separati e poi reintegrati successivamente).

Le infrastrutture sono molto buone. Ad esempio, la scuola è dotata di laboratori, impianti sportivi, scuola di musica e piscina. I prezzi sono altissimi. Quasi tutto costa salato. Il cibo non fa eccezione e, chiaramente, la tradizione gastronomica non ha nulla a che vedere con la cucina italiana. Con esperienza si può mangiare bene senza spendere una fortuna.

L’area di Zurigo, contrariamente ad altre regioni più interne, è molto internazionale. I bambini hanno compagni di scuola di tutte le nazionalità. Il migliore amico del mio primo figlio è polacco, e quello del secondo è indiano. L’integrazione funziona bene. Zurigo è un cantone dove chi vuole può integrarsi, basta non isolarsi in una bolla di conoscenze esclusivamente italofone.

La reputazione degli Italiani é generalmente buona, ma occorre mettere in conto di incontrare qualche testa d’uovo che è ferma agli stereotipi del secolo scorso. E questo vale anche sul lavoro. Bene le aziende di respiro internazionale, male alcune aziende locali, anche prestigiose, che per fare job protection richiedono ottusamente la conoscenza del dialetto. Un po’ come se in Italia chiedessimo il certificato di conoscenza avanzata del dialetto Bergamasco per poter lavorare.

L’auto si usa pochissimo. In settimana resta in garage perché i mezzi pubblici funzionano molto bene e portano ovunque. La sicurezza è generalmente elevata. Anche di notte, in città, si ha la piacevole sensazione di essere al sicuro.

Ci manca l’Italia? Si e no. Ci piace tornare in vacanza, ma le condizioni di lavoro sono troppo penalizzanti. Quantomeno su quel fronte, a Zurigo siamo su un altro pianeta. Anche per lo studio va molto bene. Le migliori scuole e Università sono pubbliche (ad esempio il Politecnico di Zurigo – ETH). L’istruzione dipende più dalle capacità individuali che dalla profondità delle tasche del papà. E questo è positivamente in controtendenza con la maggior parte dei Paesi occidentali, e forse anche con l’Italia.

Mia moglie si occupa dell’insegnamento dell’Italiano ai nostri figli. Fra non molto lo studieranno anche a scuola. A differenza di molti connazionali abbiamo iscritto i nostri figli alla scuola svizzera. Altri optano per la scuola italiana che va molto bene per chi pensa di rientrare presto, ma rende l’integrazione più difficile per chi invece ha in programma di restare più a lungo.

Per chi volesse valutare di venire a Zurigo per lavoro, questi sono i miei brevi consigli. Con l’inglese si trova solo nelle multinazionali, ma attenzione: diffidate da quelle con sede legale in Paesi dalla cultura molto diversa dalla nostra. I diritti sul lavoro sono pari a zero e tendono a dimenticare la legge svizzera sul lavoro. Basta focalizzarsi su quelle ben conosciute e non prendere inutili rischi. Chi sa il tedesco ha la strada spianata e può trovare lavoro anche dopo i quarant’anni. Una curiosità: i datori di lavoro sono diffidenti quando un buon candidato italiano accetta un’offerta. Sono convinti che alla fine rinuncerà e non si presenterà. Questo all’inizio mi faceva sorridere ma in realtà è una cosa triste perché, purtroppo, la mia esperienza conferma statisticamente questo pregiudizio. Quindi, se avete un’offerta, dovete essere convinti e far capire che non state scherzando.

Può darsi che mia moglie ed io torneremo in Italia una volta in pensione. Chissà, potremmo stancarci del freddo e del caffé a cinque franchi. In quel caso la bellissima provincia di Varese sarebbe in cima alla lista delle preferenze.

Un caro saluto da Zurigo.

 


In un recente articolo abbiamo scritto di come siano oltre 55mila i varesini che si sono trasferiti all’estero. Proprio come con Mauro ci piacerebbe raccontare, per quanto possibile, chi siano, di cosa si occupano e dove si trovano là fuori nel mondo. Se vivete all’estero e vi piacerebbe mettervi in contatto con noi potete compilare questo modulo, vi contatteremo al più presto. Abbiamo anche aperto un gruppo Facebook per tenerci in contatto, lo trovate qui.

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 18 marzo 2019
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