Scontro in commissione sui (presunti) furbetti delle case popolari

Toni accesi in commissione affari generali sull'assegnazione degli appartamenti a canone calmierato tra Paola Reguzzoni e l'assessore Arabini

aler busto arsizio

Più che un litigio sui “furbetti” (tutto da verificare) delle case popolari è emersa una delle tante questioni personali che si annidano all’interno della giunta Antonelli. Questa volta a scontrarsi, in commissione affari generali riunita per discutere un’interrogazione del Pd, sono stati la consigliera leghista Paola Reguzzoni e l’assessore ai Servizi Sociali Miriam Arabini.

Parole dure, toni che si alzano e la leghista che chiede al sindaco di far tacere un suo assessore. Il motivo? Ufficialmente a causa di una “raccomandazione” fatta dalla Reguzzoni forse ai dirigenti, forse all’assessore Arabini, con la quale chiedeva più rigore nei confronti di alcuni furbetti. In realtà una guerra di posizionamento che parte dalla possibile elezione di Isabella Tovaglieri (non ce ne voglia, ndr) al Parlamento Europeo per arrivare ad una serie di caselle che si potrebbero muovere in giunta, con un risultato elettorale da far pesare.

Di mezzo ci vanno gli ultimi che, a seconda del momento, sono da sfrattare oppure da salvare dallo sfratto. Questa volta la pasionaria leghista chiede all’assessore ai Servizi Sociali di “approfondire la posizione di alcuni nuclei familiari” che non avrebbero diritto alla casa popolare e che invece ce l’hanno, con Diego Cornacchia a sottolineare come spuntino auto di lusso tra le case popolari.

Parliamo di pochi casi su 1908 appartamenti di edilizia residenziale pubblica in città eppure, se sotto la cenere ci sono carboni ardenti, basta poco per accendere una fiamma. E così è stato.

Per la Arabini si tratterebbe di redditi che corrispondono a persone che sono state assegnatarie nel 1969 oggi più che 65 enni non passibili di vedersi revocato l’alloggio ed in alcuni casi gli importi vanno suddivisi per il numero dei componenti il nucleo familiare. Casi, comunque, dei quali si parla da anni e che ogni tanto riemergono ad uso e consumo di una parte o dell’altra.

Quello che ha stupito l’assessore, si mormora nei corridoi di Palazzo Gilardoni, è il fatto che a sollevare la polemica sia stata una consigliera di maggioranza di lungo corso come Paola Reguzzoni che in passato ha anche ricoperto la delega del patrimonio (oggi in capo a Isabella Tovaglieri con la quale i Servizi Sociali condividono la gestione delle case popolari, ndr).

Solo a partire da luglio di quest’anno, infatti, entrerà in vigore a Busto il nuovo regolamento per l’assegnazione delle case di edilizia residenziale pubblica, certamente più selettivo e stringente come vorrebbe Paola Reguzzoni, ma potrà essere applicato solo sui nuovi contratti. Chi oggi, dopo 40 e più anni di affitto a canone calmierato, ha accumulato (onestamente si spera) cifre anche elevate, può dormire sonni tranquilli. Quello che non è chiaro è come un consigliere comunale possa essere al corrente di dati sensibili di privati cittadini che, in teoria, dovrebbero essere nella disponibilità solo ed unicamente dei servizi sociali.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 19 aprile 2019
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