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Ingegneri e architetti della Regio Insubrica alleati contro la concorrenza sleale

Avviata una cooperazione transfrontaliera tra l'ordine degli ingegneri delle province di Varese, Como, Lecco, Novara, Verbano Cusio Ossola e l'Otia del Canton Ticino che rappresenta sia ingegneri che architetti. In un recente sondaggio tra i professionisti ticinesi è emerso che la maggioranza di loro ha difficoltà ad accedere al mercato italiano

E’ un primo passo importante quello che si è compiuto mercoledì 19 giugno presso la Regio Insubrica tra l’ordine ticinese Otia e gli ordini degli ingegneri e degli architetti delle province di Varese, Como, Lecco, Novara e Verbano Cusio Ossola. Si tratta di una collaborazione concreta che prevede lo scambio di informazioni reciproche per eliminare forme di concorrenza sleale e favorire invece la libera concorrenza tra professionisti qualificati ed esperti.

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Ordine degli ingegneri e Otia 4 di 8

Il luogo dove perfezionare questa cooperazione transfrontaliera e interregionale non poteva che essere la comunità di lavoro della Regio Insubrica, come ha sottolineato nel suo discorso introduttivo Francesco Quattrini, segretario della Regio Insubrica. In effetti i punti di contatto tra i territori coinvolti nel tavolo di lavoro sono tanti, a partire dalla  lingua comune. «Se un ticinese a Milano parla in dialetto lo capiscono, a differenza di un bergamasco – ha detto con tono scherzoso Mauro Massoni, console generale d’Italia – Recentemente sul “Corriere del Ticino” ho letto che non si difendono gli interessi locali con le discriminazioni.  Credo che il Ticino, in questo senso, sia un ponte naturale tra Zurigo e Milano e giochi un ruolo importante per il dialogo transfrontaliero».

In passato c’erano stati già dei contatti tra gli ordini ticinesi e quelli di Varese.  «Non diamo per scontato di vederci qui – ha detto Pietro Vassalli presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia di Varese – nel corso del tempo ci sono stati  contatti tra gli ordini ma solo su temi specifici. Se è vero che abbiamo in comune la lingua e una certa tradizione culturale è altrettanto vero che noi tecnici abbiamo qualcosa in più, parliamo un lingua universale che è la matematica, il linguaggio tecnico che è in grado di  trascendere qualsiasi localizzazione».

Vassalli cita “Le città invisibili” di Italo Calvino, in particolare il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan sulla costruzione di un ponte e dell’importanza di un arco di pietre. Le cose immaginarie, l’arco, concorrono con quelle reali, le pietre, a costruire la realtà, ovvero il ponte. Il terreno comune delle popolazioni insubriche non è solo la lingua ma una tradizione culturale che ha avuto dei padri nobili nei maestri comacini che per molti secoli hanno portato la loro arte immaginaria intrisa di saper fare in Canton Ticino, nel Comasco e in tutta la Lombardia. «E’ partendo dal quel percorso – ha ricordato Michele Pierpaoli, presidente dell’ordine degli architetti di Como – che dovremmo impostare la formazione continua per gli architetti e gli ingegneri. La cooperazione transfrontaliera consentirebbe in quest’ambito di consolidare la qualità dei professionisti membri dei vari ordini che sono gli attori di primo piano necessari per erogare questa formazione, avendo come obiettivo l’interesse generale».

In Canton Ticino c’è l’Otia che raggruppa sia gli ingegneri che gli architetti. Un unicun in tutta la Confederazione Elvetica, ancora in attesa di un riconoscimento federale che spalancherebbe le porte dei mercati del nord. «L’Otia non rappresenta tutti i cantoni svizzeri – spiega il presidente Marco Del Fedele – Il suo ruolo è comunque importante perché vigila proprio sulle attività svolte dai professionisti nell’area di confine. E’ vero che si parla una lingua comune, ma occorre stabilire anche regole comuni che definiscano la professione di ingegnere e architetto e più in generale la reciprocità. In un recente sondaggio tra i professionisti ticinesi è emerso che la maggioranza di loro ha difficoltà ad accedere al mercato italiano. Ecco perché una collaborazione come questa è necessaria».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 19 Giugno 2019
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