“L’altro sono io”: al liceo Candiani la resilienza diventa arte

Diciassette ragazzi hanno partecipato a un progetto mirato ad affrontare dolori e ansie e a superare gli ostacoli

Delusioni, umiliazioni, solitudini, tradimenti. I ragazzi di oggi incontrano molte difficoltà sul loro cammino. Ne sono consapevoli, conoscono le ragioni della loro sofferenza. Cercano risposte ma , spesso, non le trovano. Da questa considerazione è partito il laboratorio di “resilienza” “L’altro sono io”, proposto dal liceo Candiani di Busto Arsizio. Un progetto “Pon” finanziato dall’Unione Europea per affrontare le ombre dell’anima e cominciare a comunicare se stessi.

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« I ragazzi sanno e capiscono molto, anche quello che gli adulti non colgono –  spiega la professoressa Patrizia Fazzini, docente di italiano e tutor del progetto – La proposta ci è arrivata da uno studente, con un suo vissuto di sofferenza. Una sollecitazione per trattare il tema della resilienza. Siamo partiti dai migranti ma poi il tema si è allargato sino a diventare “Limite come risorsa” il tema centrale».

Per una settimana, 17 ragazzi hanno lavorato al pomeriggio con il docente di religione Marco Candiani e l’esperto esterno Rodolfo Bisatti che li ha condotti attraverso la forme dell’arte terapia.

Ognuno di loro ha affrontato il proprio dolore interno prima aprendosi al gruppo e poi affidando all’arte la personale interpretazione. Differenti le tecniche utilizzate: la manipolazione della creta, le riprese per la realizzazione di un corto, il disegno pittorico ma anche la costruzione con l’uso di legno e vetro per raccontare la trasparenza: « È stato un momento di rinascita e nuova consapevolezza per molti ragazzi – spiega la docente – un modo per capire i problemi e per affrontarli attraverso percorsi mirati».

La conclusione del progetto è avvenuto, infine, in provincia di Pavia, in una comunità che accoglie migranti. Qui i ragazzi hanno incontrato quanti sono scappati dalle proprie case. Hanno ascoltato i dettagli della loro fuga, le difficoltà e le incertezze sino all’arrivo in Italia. Si sono così confrontati sul mondo e le sue dinamiche, sui valori e le ingiustizie, creando un clima di fiducia e vera relazione lontana dai pregiudizi.

Tra i partecipanti anche Debora della redazione Giornalisti Fuoriclasse che così ha raccontato  : « I ragazzi del Candiani che hanno partecipato a questo progetto lo descrivono come un’esperienza unica e indescrivibile. Una settimana stupenda, dove ognuno ha conosciuto persone speciali e ha avuto la possibilità di esprimere se stesso, di comunicare con gli altri, anche con coloro che hanno storie differenti.  Hanno capito che prima di giudicare, bisogna conoscere».

Tra le impressioni raccolte da Debora anche quella di Marco che racconta: « La mia idea è nata ascoltando gli altri, le loro storie o problemi, e pensando un po’ a me stesso. Ho riflettuto sul comportamento abituale delle persone e l’ho usato come punto di partenza per criticare la società odierna, “ipocrita nella sua essenza”».

« Questo è un liceo che porta i ragazzi a far emergere le proprie idee e anche l’emotività – racconta il responsabile dei progetti PON del Candiani Federico De Marco – è un percorso che facilita l’analisi di sé. Anche questa volta, gli studenti hanno apprezzato il progetto proposto e hanno partecipato in modo entusiastico, riuscendo a dare corpo alla loro creatività».

Quanto realizzato verrà narrato in un documento video che ripercorrerà le diverse fai del progetto sino al momento finale dell’incontro avvenuto nella comunità di Zuinasco gestita da don Massimo Mapelli.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 14 giugno 2019
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