“Non sarà certo un bernoccolo a farmi smettere di allenare”

Roberto Guali, 25 anni, istruttore di minibasket, è stato aggredito del padre di uno dei suoi piccoli giocatori e si è trovato con una frattura al naso. "I bimbi non hanno colpe: sono tornato subito da loro"

roberto guali

«La mattina dopo ho preso le mie cose e sono subito tornato in palestra. Di una cosa sono sicuro: non è certo un bernoccolo a farmi passare la voglia di allenare e di avvicinare sempre di più allo sport i miei bambini». Roberto Guali, 25 anni, non ha dubbi: l’attività di istruttore di minibasket è la sua passione, per quella ha anche lasciato giovanissimo la pallacanestro giocata («mi concedo qualche partitella con gli amici, ma niente campionati da qualche anno») e non ha intenzione di cambiare hobby e attività per colpa di uno di quei genitori che, troppo spesso, finiscono sulle pagine della cronaca per non essere stati al proprio posto.

Peggio, per non aver tenuto le mani al proprio posto. Peggio ancora: per aver aggredito l’istruttore del proprio figliolo, un incolpevole bimbo di 9 anni che ama la palla a spicchi proprio come il suo allenatore. Il fattaccio sabato scorso (9 novembre), quando Roberto è in panchina e la sua squadra di classe 2010 sta disputando una partita sul proprio campo, a Ponte Tresa. Match arbitrato da un collaboratore della squadra di casa – è la prassi per gli incontri di bambini di quell’età – che però è ugualmente preso di mira dai mugugni e dalle lamentele dei genitori in tribuna. «Alla terza protesta pesante ho sbottato – spiega Guali – e ho urlato agli spettatori di piantarla».

Del gruppo faceva parte anche il soggetto che, più tardi, a partita finita, ha aspettato Guali negli spogliatoi. «Ti devo spiegare una cosa» ha detto il genitore-energumeno, e quando l’istruttore si è girato gli ha prima dato una spinta e poi ha iniziato a colpirlo con una serie di pugni. Una bambina, uscita dal proprio spogliatoio, ha visto la scena e ha dato l’allarme: roba di qualche istante ma Guali si è ritrovato con una frattura al naso («ma respiro bene, per fortuna»), un segno in fronte e un occhio blu. Il tutto medicato in ospedale dove sono subito accorsi i dirigenti delle due società con cui il 25enne di Cugliate Fabiasco, la Pallacanestro Verbano Luino e il Basket 2000 Lavena Ponte Tresa, che hanno emesso un comunicato congiunto di solidarietà con il loro istruttore firmato dai presidenti Minetti e Cosentino. «Ringrazio tutti loro: mi hanno raggiunto al pronto soccorso, mi sono stati immediatamente vicini» ha aggiunto Guali.

«Come reagire a una situazione del genere? Beh, tornando in palestra al più presto, dopo ovviamente avere sporto denuncia per l’aggressione che ho subìto. – prosegue il giovane coach – Di prendermi una pausa non se ne parla: i bambini non hanno fatto niente di male, non hanno colpe e, anzi, mi hanno “regalato” una gran bella partita proprio sabato, visto che tra l’altro abbiamo anche vinto. Sarebbe ingiusto che un istruttore con cui hanno un ottimo rapporto li lasciasse a stagione iniziata: ci andrebbero di mezzo loro. Tra essi c’è anche il figlio di chi mi ha aggredito, un bimbo molto bravo che mi ha abbracciato appena mi ha rivisto in palestra. Con lui tutto continua come prima: le nostre routine, gli esercizi in campo e via dicendo».

E l’aggressore? «Mi ha telefonato prima dell’allenamento del martedì e si è scusato: la cosa mi ha fatto piacere, mi auguro abbia capito la gravità di quanto è successo. Però la denuncia rimane. E se il figlio è bene accetto in squadra, il padre dovrà restare lontano dalla palestra per parecchio tempo».

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 13 novembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Paoletto2020

    La vita dei piccoli è difficile per colpa degli adulti!
    Vai Roberto non mollare, tieni stretto la tua passione e trasmettila ai ragazzi.

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