Ferrero, cuore e spina dorsale. Insufficienti le guardie titolari

Il capitano è di nuovo l'MVP biancorosso. Peak regge in difesa, Simmons si salva ma Mayo e Clark, come pure Vene, offrono troppo poco

Openjobmetis - Dolomiti Energia Trento

PEAK 6,5 – Ancora a sprazzi in attacco, dove regala un paio di perle (la schiacciata in avvio, la tripla del -5 nel finale) ma fatica anche a proporsi e imporsi ai compagni. Piuttosto solido dietro: il suo uomo è temuto (Gentile) e tutto sommato trova pochi spazi per colpire, delegando ai compagni il compito. Merito anche dell’ala americana con il numero 3.

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CLARK 5 (IL PEGGIORE) – Sarà pure dietrologia – come la chiama Caja – ma se la guardia titolare resta in panchina nel primo quarto d’ora della ripresa, significa che qualcosa nella sua partita non va, anche secondo l’allenatore. Inizia benino in difesa su Blackmon, però in attacco non ha la minima continuità: infila una tripla prima dell’intervallo e un bel gancetto nel finale, ma sono due colpi di pennello su una tela incolore.

JAKOVICS 6 – Terzo miglior marcatore della squadra, cifre belline da leggere, ma anche la sensazione di qualche fuorigiri di troppo nel primo tempo, quando la partita scappa via a Varese e finisce per essere gestita dall’Aquila. Energia, voglia, intraprendenza ma con meno controllo rispetto ad altre occasioni.

VENE 5 – Cinque punti e zero rimbalzi: ok che ha giocato meno del solito (anche per merito di un Ferrero scintillante), però il suo contributo sul match non è sufficiente. Peccato, perché nei primi minuti è lui a condurre la rumba biancorossa, durata però il tempo di un fiammifero.

CERVI 6 – Bersaglio dei brontoloni seriali, guadagna minuti di impiego, segna 4 punti e in 10′ riceve numero zero palloni giocabili in area. Un delitto, visto l’altezza a cui potrebbe ricevere la sfera. Certo, per il momento è più lento di compagni e avversari, ma cose buone le dà, sperando riceva anche qualcosa (leggi assist) in cambio.

Openjobmetis ferita dalla triple di Trento: la rimonta sfuma nel finale

SIMMONS 6 – Sette punti con consueto bottino (9) di rimbalzi, ma anche più fatica del solito per emergere in mezzo all’area, dove Kelly e Knox mettono chili, mani discrete, buon atletismo. Insomma, rispetto ad altre partite, Varese non inizia in vantaggio nel ruolo di pivot, nonsotante l’impegno di Simmons che ha – sempre e comunque – il pregio di rimanere a galla. Sufficiente sì, non di più.

MAYO 5,5 – Due quarti e mezzo da bocciatura senza appello, poi finalmente si scuote e si prende quelle responsabilità che gli sono date da esperienza, talento, stipendio e ruolo. Raddrizza la partita con tre triple, poi ne sgancia due sbilenche che fanno sfumare i sogni alimentati poco prima. Assolto per gli assalti finali, non per la gestione in regia di larghi tratti del match: Craft lo bracca e gli toglie ossigeno e lucidità. Ben 4 recuperi, ma anche alcune difese “telepass” sul primo passo dei rivali.

TAMBONE 5,5 – Se prendiamo la vena offensiva, non ci possiamo lamentare: 7 punti, frutto anche di un paio di conclusioni senza pensieri e senza paura. Però, quando Mian arma il braccio, lui è spesso in ritardo ed è corresponsabile nelle fatiche difensive del primo tempo. In attacco perde un pallone d’oro in un momento delicato.

FERRERO 7 (IL MIGLIORE) – Se Varese resta in partita a cavallo dell’intervallo, quando anche il pubblico inizia a credere poco nel miracolo, lo deve ai punti messi sul tabellone dal proprio capitano, vera e propria spina dorsale della squadra. Chiuderà a 16 con 5 falli subiti e 4 rimbalzi, senza soffrire Pascolo e portando a spasso il giovane (e interessante) Mezzanotte. Buon per lui, ma se Ferrero è il top scorer di Varese, c’è qualcosa che non va.

Caja: “Poco da rimproverare, Trento è stata eccellente”

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 29 dicembre 2019
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