Accam diventa una “poesia”, così i borsanesi esorcizzano il loro “mostro”

Le rime scritte da Mario Gallazzi sono un manifesto contro le tante, troppe magagne di un termovalorizzatore che da quasi 50 anni accompagna la vita del quartiere

accam post incendio

Il carnevale di Borsano sarà poco allegro e molto pungente quest’anno. Un residente del quartiere, Mario Gallazzi, ha composto alcuni versi sulla vicenda Accam che è legata a doppio filo con il quartiere. Da quasi 50 anni subiscono con pazienza e civiltà la presenza dell’inceneritore a poche decine di metri dal centro e la malagestione di un impianto che avrebbe bisogno di più trasparenza e di una classe dirigente all’altezza.

Insomma, il contrario di quanto si è visto negli ultimi anni tra progetti di revamping mai portati a termine, promesse di chiusura disattese, inchieste e arresti, ecoballe dell’emergenza rifiuti di Napoli.

L’autore della composizione e il sempre attivo Emanuele Fiore promettono che questa è solo la prima di una serie di iniziative da qui a Carnevale.

 

Quasi cinquant’anni di civismo e di pazienza, a respirar dell’ aria ch’era un’indecenza, a non aver sostegni e neanche aiuti, anzi a sentirci dir “a vocazione rifiuti”.
A protestare civilmente, senza più un amico, con l’unico conforto del nostro Don Enrico, a sentirci raccontare di un inceneritore che: ” dal camino buttava fuor solo vapore”.
Oppure a dirci in fretta in fretta, “state sereni, inquina di più una sigaretta”. Come si sa, ad esser troppo buoni, si finisce per passare da coglioni.
Intanto ACCAM radoppiava il suo camino e continuava imperterrita il cammino, sempre di corsa come bersaglieri a bruciare ecoballe e rifiuti ospedalieri.
Aumentava anche la sua fama imperitura; però nell’ambito della Magistratura. Ma scemava il valor delle sue “azioni”, perché s’era scordata di pagare le assicurazioni.
E chi guardava ogni suo piano industriale dal ridere, rischiava di sentirsi male. Ora vedremo, che sapranno mai inventare per continuare a fare debiti e inquinare.
O peggio ancor per la disperazione cercare il fallimento o la liquidazione lasciando i terreni inquinati di Borsano senza bonifica perché non han più grano.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 18 febbraio 2020
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