Da Crotone a Varese per inseguire un sogno: fare il vigile del fuoco

Francesca Todarello, diplomata all'accademia delle belle arti, è in forze alla caserma dei pompieri di Busto Arsizio

Generico 2018

L’autorespiratore sulle spalle e la maschera con il filtro sul viso. Non appena se la toglie con un gesto deciso, compaiono i tratti delicati di una giovane donna, rimarcati dal nero sbiadito della fuliggine. Insieme ai colleghi ha spento un incendio in un appartamento al sesto piano di una palazzina nel centro di Solbiate Arno. Francesca Todarello, 36 anni, dopo aver passato otto mesi a Malpensa, a partire da novembre è in forze ai vigili del fuoco di Busto Arsizio.

Arriva dalla Calabria, precisamente da Crotone, ed è figlia d’arte. Suo padre è stato un vigile del fuoco, oggi in pensione. In qualche modo anche lui c’entra nella scelta di un lavoro così importante per la comunità e tanto pericoloso per chi lo svolge. «Non mi raccontava molto di quello che faceva – dice Francesca – però potevo immaginarlo per la passione, l’impegno e la serietà che metteva nel suo lavoro. Visto da fuori però è tutta un’altra cosa, vissuto da dentro è ben diverso perché c’è una carica adrenalinica difficile da descrivere a parole».

Certe passioni possono trovare le loro radici in qualcosa di personale e più profondo. Sicuramente quella di Francesca è una passione che viene da lontano, come per il piccolo Grisù, il draghetto che, malgrado sia l’ultimogenito di una grande stirpe di draghi avvampatori, i Draconis, sogna di diventare pompiere. La sua vita sembrava infatti destinata ad altri lidi, invece, dopo aver frequentato con successo il liceo scientifico e l’accademia delle belle arti, alla fine ha prevalso il suo istinto. Forse non è un caso che il suo pittore preferito sia Francisco Goya, per via di quei «chiaroscuri» così simili alle alterne vicende della vita. Si ritiene molto fortunata perché lavora «con un’ottima squadra», dettaglio non indifferente per chi ha deciso di fare il vigile del fuoco a mille chilometri di distanza dai propri affetti.
«Per fortuna la scelta di questo bellissimo lavoro non è più ostacolata da questioni di genere – conclude Francesca – Lo consiglierei sia a un uomo che a una donna».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 18 febbraio 2020
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