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A scuola di stampa 3d con BTicino e Aidro

Gli studenti del Newton di Varese si sono confrontati con le aziende del territorio sulle tecnologie additive

Generico 2018

Gli studenti del Newton di Varese si sono confrontati con le aziende del territorio sulle tecnologie additive e le loro applicazioni nei vari settori Si è concluso a fine gennaio il corso sulle tecnologie di stampa 3d rivolto ai ragazzi dell’Isis Newton di Varese. Grazie al progetto “Scuole e lavoro“, 30 ragazzi si sono avvicinati al mondo delle tecnologie additive di plastica e metallo in compagnia di Ennio Calderara, pioniere della stampa 3d in Italia. Il corso coordinato dal docente Carlo Mariani ha visto la partecipazione di BTicino e Aidro: due aziende del territorio che hanno portato ai giovani le loro testimonianze sui processi di stampa rispettivamente di plastica e metallo.

Tra i primi a introdurre la tecnologia additiva nel nostro paese, Ennio Calderara verso la fine degli anni ’90 ha portato in BTicino le prime stampanti 3d per realizzare prototipi in tempi brevi e studiare nuove soluzioni. «Ho fatto installare – racconta Calderara – la nostra prima stampante 3D nel mio ufficio. Era basata su una tecnologia israeliana. Abbiamo stupito i colleghi francesi quando, durante l’ora di pausa, un mio collaboratore saltò il pranzo e stampò il prototipo di cui avevamo discusso per tutta la mattina. Quando se lo ritrovarono bello che fatto sul tavolo, non riuscivano a crederci». La stampa 3d è ormai una tecnologia alla portata di tutti.

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Gli strumenti necessari si trovano in commercio a prezzi accessibili, e alcuni studenti del Newton già si divertivano a realizzare piccoli oggetti con stampanti a filo di plastica. Ma è grazie al progetto “Scuola e lavoro” che i ragazzi hanno potuto scoprire quali risultati è possibile raggiungere con questa tecnologia nei laboratori di BTicino e in pmi come la Aidro di Taino, azienda specializzata nella stampa 3d di metalli attraverso la fusione laser su letto di polvere. Ma quali sono le differenze tra stampa 3d e tecnologie tradizionali? In poche parole, se attraverso la tecnologia tradizionale si asporta il materiale attraverso delle macchine a controllo numerico, con la tecnologia additiva invece si aggiunge materiale strato dopo strato solo dove serve. «La differenza – fa sapere Lorenzo Tedesco, responsabile stampi e prototipi di BTicino – è un po’ come quella tra una caverna, esempio più antico di manifattura sottrattiva, e la casa costruita mattone su mattone, esempio classico di manifattura additiva».

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«La tecnologia additiva – commenta Tommaso Tirelli, titolare di Aidro – ci proietta verso il futuro. Per una PMI come la nostra, la possibilità di aggiungere funzionalità o di risparmiare peso su manufatti metallici è un elemento di svolta e di differenziazione sul mercato». «La sfida più grande – aggiunge Tirelli – è pensare in maniera differente. La stampa 3D impone di abbandonare i vecchi paradigmi di progettazione e di cercarne di nuovi. A questa sfida devono rispondere i giovani». «Come progettisti – conclude Calderara – stiamo attraversando una sorta di evoluzione della specie, ed è bene che gli studenti ne siano consapevoli. Le tavole e i disegni di Leonardo da Vinci sono stupefacenti, ma sono in 2D. Oggi il progetto è in 3D, e il disegnatore meccanico non utilizza più il tecnigrafo, ma algoritmi e modelli matematici per trovare nuove soluzioni».

Per gli studenti del Newton si è trattato insomma di un’esperienza nuova, capace – come si augura Mariani – di incuriosirli e, perché no, di spingerli a sviluppare nuove competenze proprio nel campo della stampa 3d.

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Pubblicato il 13 febbraio 2020
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