Caduta di capelli: parliamo di tricopigmentazione

La caduta dei capelli, o calvizie, è una patologia che colpisce un’ampia fetta della popolazione. Secondo una stima recente, negli uomini oltre il 40% degli over 35 ne soffrono

tricopigmentazione

La caduta dei capelli, o calvizie, è una patologia che colpisce un’ampia fetta della popolazione. Secondo una stima recente, negli uomini oltre il 40% degli over 35 ne soffrono. Nelle donne, la stessa percentuale si ha a partire dalla menopausa.

Oltre all’effetto estetico, la calvizie può colpire la sfera psicologica, con conseguenze immediate sugli usi e sui costumi nella quotidianità.

Come risolvere quindi questo problema? Esistono diverse soluzioni a cui si può ricorrere: lozioni, farmaci, trapianto, maschere ed altro ancora. Tra tutti questi rimedi che un paziente ha a disposizione, la tricopigmentazione, per le sue caratteristiche, è senza dubbio uno dei migliori.

Ma cos’è la tricopigmentazione?

La tricopigmentazione è una tecnica di copertura della calvizie che permette di mascherare gli effetti del diradamento. È possibile ottenere questi effetti grazie all’apporto di micro-pigmenti color cenere mediante l’uso di un ago dalla punta liscia.

Per questo motivo, essa può essere applicata sia ai capelli corti o rasati sia a quelli più lunghi. In particolare, oltre all’effetto rasato, esistono l’effetto densità e il trattamento per coprire le cicatrici, a seguito per esempio di un trapianto di capelli.

La tecnica di tricopigmentazione trova grande applicazione anche nei casi di alopecia androgenetica femminile, ovvero nelle donne affette da caduta di capelli.

Il trattamento non richiede l’uso di anestesie locali ed in generale non è doloroso. Per ottenere il risultato, sono previste diverse sessioni di lavoro. Questo a seconda del tipo di pelle, della zona, dello stile di vita e dei pigmenti usati.

Inoltre, la tecnica può essere sia permanente che reversibile, in base all’effetto desiderato dal paziente.

Il parere dell’esperto consulente in tricopigmentazione: Stefano Rogora

Secondo l’esperto Rogora (potete trovare i suoi articoli al sito stefanorogora.it), “quando si parla di tricopigmentazione, bisogna fare chiarezza. La tricopigmentazione non è un tatuaggio. La composizione dei pigmenti usati nella tricopigmentazione è tale da renderli anallergici. Così facendo, le polveri metalliche inserite all’interno di capsule siliconiche non entrano in contatto con la pelle.

Inoltre, la tricopigmentazione può essere reversibile nel tempo: in questo caso i pigmenti della tricopigmentazione sono molto più piccoli di quelli dei tatuaggi. Di conseguenza, dopo 2 o 3 anni al massimo il corpo riassorbe completamente questi pigmenti. E infine, il tatuaggio è eseguito da un macchinario in grado di lavorare a profondità del derma superiori a quelle della tricopigmentazione.”

Il Dott. Rogora, con oltre 10 anni di esperienza nel campo della tricopigmentazione e del trapianto di capelli, è consulente presso la clinica Beauty Medical di Milano (sito web beautymedical.it), il cui direttore tecnico Milena Lardì sviluppò nel 2007 la tecnica temporanea della tricopigmentazione, usata oggi da oltre 60 cliniche mediche in tutto il mondo.

In questo ambito, Rogora aggiunge: “È proprio la reversibilità ciò che rende la tricopigmentazione una soluzione preferita da molti. Infatti, con il passare del tempo, possono cambiare il colore dei capelli e la fisionomia della testa, ma anche i gusti. La tricopigmentazione è un rimedio immediato per moltissimi casi di perdita di capelli, come l’alopecia, il camouflage di cicatrici o la rimozione di protesi, ma allo stesso tempo garantisce libertà di cambiamento al paziente.”

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Pubblicato il 26 Febbraio 2021
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