“La Varese turistica ha bisogno di essere aiutata”

Colloquio con Maurizio Marin, segretario cittadino di Azione, che coordina il gruppo turismo per il programma di Varese in Azione e La Civica e ha ascoltato una serie di operatori per cercare di cogliere le necessità del settore

Cappelle Sacro Monte di Varese

Si parla da anni di Varese turistica, di vocazione turistica della città, ma malgrado il dibattito ormai sia aperto da più di un decennio, e malgrado una serie di tentativi e di conquiste raggiunte, il settore non sembra ancora decollare completamente.  Ci sono nuove ricette possibili per portare il capoluogo di provincia verso quello che sembra il suo destino, ma che ancora non è stata capace di raggiungere?

Ne abbiamo parlato con Maurizio Marin, segretario cittadino di Azione, che coordina il gruppo turismo per il programma di Varese in Azione e La Civica e ha ascoltato una serie di operatori per cercare di cogliere le necessità del settore.

«Uno degli elementi emersi durante l’ascolto degli operatori turistici è la necessità di semplificazione – spiega Marin –  Proposte che possano rendere semplice il soggiorno a chi viene a Varese e semplice la gestione di chi viene qui da parte degli operatori. In questo momento invece gli hotel devono fare da soli il lavoro dell’ufficio del turismo, devono cioè assumere un ruolo che non hanno: una cosa che complica loro la vita. Perchè farlo fare al privato quando l’amministrazione può costruire pacchetti? Anche semplici: come biglietti integrati per i mezzi pubblici della durata di un giorno, due o tre, magari con funicolare e entrata ai musei compresa. Un modo per semplificare la vita ai turisti e invogliare a vedere la città».

Un altro modo di facilitare il soggiorno ai turisti è quello di accogliere anche chi non parla la nostra lingua. Ma: «Troppo poche persone, nei locali e nei negozi, sono in grado di parlare almeno in inglese, una particolare fondamentale per permettere ai turisti di interagire con la città – sottolinea – Su questo è assolutamente necessario lavorare in termini di formazione».

La Varese turistica ha ancora molto da fare prima di chiamarsi tale, ma innanzitutto ha bisogno di consapevolezza: «Varese ha bisogno che si diffonda la cultura dell’ospitalità – spiega Marin –  si dice sempre che i varesini sono refrattari ai turisti, ma nessuno ha spiegato loro quanto può essere importante il turismo per l’intera economia territoriale? Sono consapevoli che il turismo ha un ritorno per tutti, anche per le attività non turistiche? Questo potrebbe fare vedere l’afflusso turistico in un’ottica diversa, e gli eventi che li portano non sarebbero più un fastidio, ma un’opportunità».

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Un momento della chiacchierata con Maurizio Marin

La parola d’ordine, anche in questo caso,  è “facilitare”: «Il comune di Varese deve assumere il ruolo di facilitatore, di cabina di regia: mettere insieme tutte le realtà e dar loro un progetto unitario che parta dalle reali necessità. Tra gli albergatori c’è chi ci ha raccontato che gli è capitata una famiglia di tedeschi arrivata nell’albergo in centro Varese con la loro bici per percorrere le piste ciclabili della zona, ma all’uscita dall’hotel non aveva nessuna pista ciclabile, ne indicazioni per arrivarci. Si potrebbe cominciare, per esempio, a pensare la cartellonistica mettendosi nei panni di un turista: il che significa inoltre che prima di parlare di territorio adatto per il cicloturismo, bisogna ancora lavorarci parecchio».

Un elemento che manca profondamente, in una progettazione strategica del turismo a Varese, è la comunicazione: «Perchè la comunicazione è strategica come la progettualità e la semplificazione. Il territorio, per quanto bello, da solo non basta: devi costruire qualcosa intorno a lui. È lo stesso discorso del turismo sportivo: si dice che Varese è una palestra a cielo aperto, ma se lavori singolarmente questa pur bella idea è più difficile da mettere in pratica. Meglio lavorare per creare un pacchetto unico che metta insieme, per esempio, sport e cultura, o sport ed esperienza culinaria».

Un lavoro di facilitazione che deve coinvolgere, innanzitutto, chi ha idee imprenditoriali: «Anche per chi avrebbe spirito imprenditoriale nel settore turistico o della ristorazione la vita è difficile: qui è necessario lavorare sulla semplificazione burocratica e sullo snellimento delle regole. Spesso certe iniziative qui non ci sono, solo perchè è troppo complesso metterle in pratica».

E non c’è bisogno nemmeno di grandi opere, per facilitare il turismo: «Si parla di possibile ritorno alla balneabilità del lago di Varese – sottolinea Marin – Cosa si può ricavare però dal lago? Molto, senza “grandi opere” o passerelle. Si può partire da piccole cose, da quello che c’è già. Si può pensare anche alla sinergia che può nascere con i comuni un po’ piu in là. Purtroppo l’appartenenza politica frena tutto: troppo spesso si finisce per lavorare solo con chi fa parte del tuo partito, o della tua corrente ideologica, o chi è storicamente tuo partner. Per noi di Azione è un lavoro piu facile: siamo una forza politica nuova, che non è schierata e non ha i pregressi e le idiosincrasie di chi ha una storia politica più lunga».

 

 

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 05 Agosto 2021
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