Isidoro Azzario, un rivoluzionario tra Germignaga e la luna

Ferroviere e sindacalista, perseguitato dal fascismo e osteggiato dal Pci, morì in manicomio nel 1930. Anzi no, non è vero: finì sul Lago Maggiore, scrivendo anche di astronomia e cosmo

Generico 31 Jul 2023

Sono i primi mesi di Varese liberata, novembre 1945: nella sezione varesina del Partito Comunista un funzionario destinato a diventare celebre – un tale Gianni Rodari – presiede una riunione in cui si parla dei gruppi di sinistra rivoluzionaria e internazionalista che possono far concorrenza al PCI.
«Bisogna tenere d’occhio il gruppo di Laveno» dice una voce. «E poi il Luinese, dove agisce Isidoro Azzari, il ferroviere» aggiungono altri.

La riunione è testimoniata da un verbale pubblicato qualche anno fa da Macchione Editore. E se i più saranno stati incuriositi dal nome di Gianni Rodari, c’è chi invece segue un altro personaggio: Isidoro Azzario.
«Ancora oggi, se si guarda sulla Treccani o su Wikipedia, si dice: Isidoro Azzario, morto nel 1930» spiega Alessandro Pellegatta, che con il torinese Massimo Lunardelli ad Azzario ha dedicato un libro. Partito proprio dalla scoperta: il rivoluzionario dato per morto in manicomio nel 1930, era invece ancora vivo nel 1945, abitava nel paesino di Germignaga vicino a Luino, sul Lago Maggiore, svolgeva ancora attività politica rivoluzionaria.

Chi ha trasmesso l’informazione che fosse morto? Pellegatta non ha dubbi: «È il PCI che in quegli anni vuole fare scomparire il suo nome». E qui va detto che Pellegatta – da Gallarate, ex ferroviere per 41 anni – è un internazionalista, un appassionato studioso di tutto l’universo rivoluzionario che sta a sinistra del PCI: trozkisti, internazionalisti, sostenitori della rivoluzione permanente, anarchici, sindacalisti eretici. Spesso contrastati appunto dal “gran partito” che voleva l’egemonia sulla classe operaia e (questa l’accusa da sinistra) aveva messo da parte l’idea di rivoluzione.

Anche Isidoro Azzario è stato un comunista ortodosso, alle origini: ferroviere aderente allo SFI (il sindacato autonomo dei ferrovieri), partecipa alla fondazione del Partito Comunista d’Italia, già nel 1922 va a Mosca. Gramsci lo considera “oratore formidabile, freddo, preciso, impeccabile”, per le Prefetture è “elemento estremamente pericoloso”.

Generico 31 Jul 2023
Azzario (al centro in alto) a Mosca nel 1922, al suo fianco – quasi seminascosta – Camilla Ravera. Tra gli altri nella foto Amedeo Bordiga e Angelo Tasca e, in basso a destra, Nicola Bombacci, poi passato al fascismo

Inviato da Mosca in Sudamerica, Azzario viene arrestato mentre è in missione a Panama, dopo esser passato dall’Argentina e dalla Colombia per organizzare i comunisti locali. In Italia è già al potere il fascismo: «Mentre lo riportano in Italia imbratta le pareti della nave con scritte contro Mussolini, viene picchiato e torturato» continua Pellegatta, che con Lunardelli ha raccontato la storia in “Isidoro Azzario sulla terra e sulla luna”.

Le botte sulla nave forse aggravano i problemi mentali che già avevano iniziato a manifestarsi: all’arrivo in Italia i compagni faticano a riconoscerlo, nelle perizie psichiatriche è descritto come “individuo affetto da paranoia espansiva e delirio cronico progressivo”. Alterna manicomio e carcere, avendo riportato due condanne al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato: «È passato da Racconigi, da Aversa, poi dal carcere del Celio, poi ancora è confinato a Ponza e alle Tremiti». Scrive di bimanità e trimanità, elabora una sua teoria sull’origine del cosmo, si dichiara persino figlio illegittimo di Nietzsche.

Generico 31 Jul 2023

Forse per la sua pazzia diventa un personaggio scomodo e, appunto, scompare dalle cronache della sinistra ufficiale: “muore” nel 1929-30, così si ritrova scritto ancora oggi su varie fonti.

Ma in realtà è sopravvissuto ed è ancora battagliero: «Nel 1943 sfolla a Germignaga, dopo la caduta del fascismo riprende attività sindacale tra i ferrovieri», dice Pellegatta, che insieme al co-autore Lunardelli ha consultato centinaia di documenti, ma raccolto anche testimonianze orali sulla fase più tarda della vita di Azzario, che ha rivisto le sue posizioni ma sempre rimanendo fedele all’idea di fare il bene delle classi popolari e dei lavoratori: «Dopo aver contribuito negli anni Venti ad affossare la sinistra di Bordiga, approda su posizioni quasi anarchiche, esplicate con lucidità, in scritti che alternava a quelli più folli».

Nell’ultimo capitolo della sua vita, sul Lago Maggiore, colpito anche dalla morte della figlia, Azzario girava con il genero diffondendo «libri complicatissimi che rivedevano la cosmogonia», teorie secondo cui la luna era solo un riflesso di un altro corpo celeste. Parlava di un “doppio” che ogni essere umano avrebbe sulla luna.

Nel 1953 in Urss si apre la fase della “destalinizzazione”, che scuoterà anche il PCI. Nel 1956 l’Unione Sovietica invade l’Ungheria, per gli internazionalisti (anche quelli usciti da poco dal PCI, come il milanese Giulio Seniga) è la prova sovrana che l’Unione Sovietica è guidata da logiche imperialiste e controrivoluzionarie.
Ma per il capostazione Azzario – perso nelle sue teorie – la politica non è più il centro del mondo, è diventato un altro, una volta di più (i suoi libri li firmava “Cinque Ex”, come a dire: ho avuto cinque vite diverse).

Mentre alla stazione di Luino ancora fumano le vaporiere (i treni elettrici arriveranno solo qualche anno più tardi), negli ultimi mesi della sua vita segue con passione l’avvio della corsa allo spazio, il lancio dello Sputnik nel 1957. La luna che lo ossessionava sarà conquistata dieci anni dopo la sua morte, avvenuta – e questa è la data certa, ritrovata da Pellegatta nei registri di Luino e Germignaga – il 28 settembre 1959.

 

Massimo Lunardelli e Alessandro Pellegatta “Isidoro Azzario sulla terra e sulla luna – Storia del Capostazione rosso che fondò il Partito Comunista d’Italia e che il fascismo rinchiuse in manicomio” – Pagine Marxiste 2023 – Isbn 978-88-31960-12-0

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 06 Agosto 2023
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