Rory Gallagher, il chitarrista irlandese che non temeva la guerra civile
Era tra i pochi che suonavano a Belfast in tempi davvero pericolosi

“Jimi, come ci si sente ad essere il più grande chitarrista del mondo?”. “Non saprei: dovreste chiedere a Rory Gallagher”.
Di questa famosa risposta di Hendrix non esistono in realtà prove, e addirittura ne circolano versioni con altri chitarristi: direi che la possiamo archiviare come bufala. Ma il fatto che il nome principale usato fosse quello di Rory ci suggerisce che siamo davanti davvero a un grande strumentista. Il nostro aveva iniziato formando un trio power blues, i Taste, nel 1966: erano un po’ sull’onda dei Cream, che supportarono diverse volte compreso il concerto di addio. Nel 1970 li sciolse e iniziò una carriera solista che produsse 14 album sino alla sua morte a soli 47 anni. Nella sua natia Irlanda era un mito anche perché, a differenza di altri che suonavano solo nella più tranquilla Dublino, non aveva paura a fare strepitosi concerti a Belfast in un periodo davvero poco raccomandabile non essendo i concerti rock considerati come territorio franco dalle violenze. Rory non amava molto incidere album in studio, e riteneva di dare il meglio dal vivo: fu per quello che incise ben tre live, di cui questo del ’74 è il migliore. Pura energia.
Curiosità: giusto per rimarcare il discorso di essere come i suoi conterranei, quando suonava a Belfast Rory alloggiava all’Europa Hotel, noto come “The most bombed hotel in the world”. Per capirci, negli anni dei Troubles fu colpito 36 volte da attacchi con bombe.
La rubrica 50 anni fa la musica
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