Il pallone perduto e i contrasti “maschi“: dov’è finito il bel calcio di una volta?

L'opinione del lettore: “Dopo gli anni del catenaccio all’italiana o del gioco totale alla olandese è ora il momento del 'non gioco asfissiante' favorito da questo palloncino ridicolo ed aggravato da regole che hanno sconvolto l’antico football. Trovino delle soluzioni oppure diciamo addio a questo amato sport e, soprattutto, cambiategli nome!“

Generico 08 Jul 2024

Gentile redazione,

E’ la prima volta che mi arrischio a scrivere di calcio e difficilmente mi cimenterò ancora perché ritengo che ci siano argomenti ben più interessanti di cui scrivere e perché la mia passione per questo sport è, ormai, tramontata del tutto o .. quasi.

AMARCORD VARESINO
Ritengo necessaria una premessa circa il mio rapporto con questa disciplina ancorché consapevole che possa non interessare ad alcuno. Ho cominciato a calciare il pallone giunto a Varese (rione di Avigno) all’età di sei anni una volta inseritomi nella numerosissima banda di bambini del gruppo di case ove abitavo (la salita di via Aurelio Saffi che porta a Velate). I campi ove giocare erano il campetto dell’oratorio (dove il caro e compianto don Ambrogio Cereda ci accoglieva sorridente e, talvolta, si divertiva pure a tirare quattro calci insieme a noi) ed ancor più i prati dietro casa verso la chiesetta di San Cassiano (allora era ancora tutto a prato stabile con l’agricoltore della zona che ci rincorreva rimproverandoci quando calpestavamo l’erbetta che spuntava alla fine dell’inverno). Ho smesso a 25 anni con la rottura del tendine d’Achille sx nel secondo incontro di una partita di 3^ categoria in un anno di pausa dal mio servizio come educatore scout e dopo un paio di altri infortuni (una forte distorsione ad una caviglia ed un brutale strappo al quadricipite dx) quando pensavo, da super dilettante qual ero, di aver recuperato. Non era così, ne ho mai più ottenuto quella tonicità di muscoli e quella resistenza di legamenti e tendini che mi permettessero di giocare delle partite di calcio alla pari con altri giovani in forma. Qualche tempo dopo in un’ultima occasione, un paio di scatti con finte e contro finte in cui avvertii uno “Scricchiolamento” generale mi convinsero, con il buon senso, di smettere definitivamente. Le scarpe finirono direttamente nella pattumiera senza penzolare dal “Fatidico” chiodo. La passione per questo sport fu veramente grande (comunque condivisa, da buon varesino, con il basket e molte altre discipline che ho praticato a tempo perso); la sintetizzo con una paio di aneddoti e poi la chiudo con questo “Amarcord” prima di diventare troppo penoso : – quella partita del 5 luglio 1982 : dalla fine del liceo agli anni degli studi universitari mi trovavo con una ventina di altri studenti per disputare libere partite di calcio in un posto da sogno che non rivelo per opportunità. Tra le infinite occasioni di gioco (talvolta con la presenza di calciatori del Varese calcio che poi fecero carriera) memorabile fu quella vissuta subito dopo aver battuto (ed eliminato) il Brasile ai campionati del mondo di Spagna che, infine, vincemmo. Eravamo tutti galvanizzati e ciascuno si cimentò in numeri incredibili che nessuno riuscì più a replicare : stop perfetti, lanci millimetrici, rovesciate clamorose. Fu un modo meraviglioso per festeggiare quella incredibile vittoria che diede alla nostra nazionale la forza e la motivazione (insomma quella passione smarrita nel recente incontro con la Svizzera – ma anche nel penultimo -) per giungere alla vittoria finale battendo gli avversari di sempre : i tedeschi ! – un complimento : poco prima del fatidico incidente frequentai per qualche tempo una squadra locale di 3^ categoria con cui feci delle sedute di allenamento (a campionato iniziato i ranghi erano ormai chiusi) incluse delle partitelle su campo regolamentare da 11. La squadra era allenata, così mi dissero, da un ex nazionale d’Olanda che viveva in zona lavorando alla Ignis che, allora, aveva avviato una partnership con la multinazionale olandese Philips . Al termine di una bella partitella serale in cui giocai con le seconde file distribuendo palloni a destra e manca con grande precisione, il “Mister”, radunata l’intera truppa, si complimentò dicendo “Questo signore stasera vi ha fatto vedere come si gioca al calcio”. Per me fu una grande soddisfazione che serbo ancora con un poco di nostalgia anche se, ovviamente, non ebbi poi mai la possibilità di confrontare le mie capacità (ero un buon atleta, ambidestro, non velocissimo ma indomabile fondista e combattente) in competizioni reali di livello. Ma veniamo al tema principale. Il gioco del calcio : così come è regolamentato oggi e come si è evoluto sia a livello di club che di squadre nazionali non mi piace proprio più.

IL PALLONE
Le regole : cominciamo dallo strumento principale di questo sport, il pallone. Premesso che non mi azzarderei a calciarne uno imprimendogli un certa potenza pena strappi, stiramenti, slogature e quant’altro, osservando una qualsiasi partita ho la netta sensazione che il pallone moderno sia un poco più piccolo e decisamente meno pesante di quello classico in uso, direi, fino alla fine degli anni ‘80. Quando viene calciato con grande potenza sembra che “Voli”, zigzagando, con grande difficoltà per i portieri che non riescono a capirne la traiettorie per tempo, un pò come fanno i palloncini di plastica molto leggeri. A mio giudizio non si tratta di particolari effetti dati una speciale maestria nel colpirlo ma sia, piuttosto, il risultato del freno espresso dalla resistenza dell’aria su un corpo non sufficientemente massiccio per fenderla indisturbato. Il regolamento indica una circonferenza 68/70 cm. (e qui ci può stare la sensazione che i palloni odierni siano più piccoli) ed un peso da 410 a 450 g. con una differenza che non mi sembra poi significativa. Non mi soffermo sui materiali (il cuoio, che con la pioggia di imbibiva d’acqua aumentandone a dismisura il peso, è di fatto scomparso da tempo ….) ma piuttosto sul delta della pressione dell’aria interna : da 0,6 a 1,1 atm. e mi sa che proprio li ci sia l’inganno ….. con il maggiore effetto scenico che il moderno mercato vuole per intrattenere il popolo : “Panem et circenses”, passa il tempo ma la storia non cambia.

VAR, FALLI E FUORIGIOCO
Non si va meglio con le regole del gioco : contrasti che un tempo il buon Nando Martellini definiva semplicemente “Maschi” ora sono immancabilmente da cartellino giallo (ormai si va su marcature da basket come il tempo di gioco che finirà col diventare tempo effettivo come nello sport americano), il fallo per “Fuori gioco” non viene segnalato subito bloccando l’azione ma si lascia proseguire annullando poi l’eventuale gol con o senza l’ausilio del VAR ma con incredibili “in …. zzature” per chi crede di aver segnato regolarmente. Ed ancora : il tocco di mani o braccia, ancorché decisamente involontario, punito dal rigore una volta visionato al VAR (come nel ns. caso nella disputa con la Croazia) ma del tutto ignorato in Spagna – Germania quando lo spagnolo Cucurella ha palesemente commesso fallo di mano impedendo al pallone di proseguire la sua corsa verso la propria porta (con probabili esiti positivi) e penalizzando gli amici tedeschi che alla fine soccomberanno anche a causa di un VAR non impiegato. Insomma tutto questo, fermo restando il personale tramonto di ogni passione calcistica ha, a mio modesto avviso, talmente stravolto il calcio classico che forse sarebbe il caso di cambiargli nome declassandolo a calciotto (il calcetto si riferisce al gioco a 5 su campetti sintetici od al calcio balilla) o qualche altro diminutivo vezzeggiativo. Al pubblico la scelta.

I CLUB
Termino con qualche considerazione sull’evoluzione delle squadre che è strettamente legata a quella dei praticanti professionisti. Premesso che oggi hanno imparato a giocare a calcio anche in continenti un tempo assolutamente tagliati fuori da questo sport come dalle altre discipline agonistiche e questo è senz’altro un elemento di grande positività perché la diffusione dello sport in aree in gran parte ancora sotto sviluppate significa che c’è stato comunque un progresso di queste collettività e delle loro economie che consente a giovani dotati e volonterosi di emanciparsi da condizioni socio economiche precarie se non disastrose. Tralasciamo il caso delle squadre di club che da tempo ormai, in tutto il mondo calcistico che conta, sono diventate “Bande” di puri mercenari senza la minima fedeltà derivante dallo storico spirito campanilistico. Anche a livello di nazionali, salvo giovani paesi emergenti (calcisticamente si intende), da tempo non si può più parlare di selezioni di questo o quello stato in senso stretto. Per parlare chiaro ma solo a titolo di esempio, è evidente che vedendo la partita con la Svizzera si siano scorti, tra gli elvetici, ben pochi parenti stretti di Guglielmo Tell, e questo è ben evidente per molte squadre europee ed è del tutto normale in un contesto dove la mescolanza di etnie provenienti dai vari continenti è e sarà sempre maggiore. Non è una novità, anche nella cosmopolita antica Roma le popolazioni si erano ben mischiate e tutti erano cittadini romani perfettamente inseriti in quel contesto geo politico ed i tifosi del Colosseo non badavano certo da dove provenissero i loro adorati gladiatori purché si dimostrassero all’altezza della situazione…. e delle loro attese. Al di là dello spirito agonistico che contraddistingue chi, giungendo da condizioni di vita più difficili, si applica con maggiore determinazione nello slancio fisico e tecnico (caratteristiche che i nostri hanno improvvisamente smarrito nonostante ne avessero data una certa dimostrazione nella partita d’esordio con la nazionale albanese), si tratterà, quindi, di confrontare le diverse scuole calcistiche con le peculiari tradizioni piuttosto che un raffronto tra popoli tal quali.

EUROPEI PALLOSI
Un saggio di questa condizione lo stiamo appunto vedendo con questi campionati europei dove le squadre si confrontano lungamente a centro campo con pressioni fin dalla partenza dalla propria area e con infiniti e, lasciatemelo dire, “Pallosi”, quanto insidiosi (specialmente per i nostri esponenti che sembravano giocare più a rugby – con tutto il rispetto per questo nobilissimo sport – che a calciotto) passaggi all’indietro relegando il caso del gol più al demerito di qualche giocatore distratto piuttosto che al numero esaltante del campione. L’impostazione generale data dai c.t. è praticamente uniforme : comprimere gli avversari fin dall’uscita della loro area se non dal portiere lasciando ben poco spazio all’impostazione del gioco dal primo quarto di campo o da centro campo. Il risultato sono incontri piuttosto noiosi che possono vivacizzarsi solo al primo gol segnato che in genere è del tutto occasionale e solo se la squadra in svantaggio è in grado di rompere l’assedio altrimenti il gioco è finito del tutto e ci si può tranquillamente addormentare senza temere di perdere qualcosa di interessante. Si dovranno riprendere antiche tecniche come il dribbling, i lanci lunghi e precisi a scavalcare il muro difensivo (con un pallone adeguato) con dei centometristi sui lati che seminino i difensori e riescano a piombare in area affrontando direttamente il portiere avversario oppure servire un compagno smarcato (un altro velocista) su un lato per una più comoda rete. Dopo gli anni del catenaccio all’italiana o del gioco totale alla olandese è ora il momento del “non gioco asfissiante” favorito da questo palloncino ridicolo ed aggravato da regole che hanno sconvolto l’antico football. Trovino delle soluzioni oppure diciamo addio a questo amato sport e, soprattutto, cambiategli nome!

Valerio Montonati

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Luglio 2024
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