Pedoja rivive la vittoria di Martinenghi: “Me lo sentivo, prima della finale gli ho detto che era il più forte”
L'allenatore del campione di Azzate spiega: "Sarà stato il contesto, ma durante il riscaldamento mi emozionavo. È strano da spiegare, ma ero convinto della vittoria"

Non sono passate in secondo piano le parole di Nicolò Martinenghi subito dopo la vittoria olimpica nei 100 rana. Nel rivivere le emozioni dello straordinario successo, Tete ha più volte citato il suo allenatore Marco Pedoja, sottolineando l’importanza delle sue parole negli attimi precedenti la finale. Più di un incoraggiamento verso il suo allievo, ma la capacità di toccare i giusti tasti nel momento clou, quando un nuotatore deve trovare quella spinta in più per arrivare in fondo prima degli altri. E così è stato
«Venendo a Parigi – spiega Pedoja -, sapevo che Nicolò aveva lavorato bene. Entrati in vasca, faceva delle ripetizioni da far venire la pelle d’oca. Sarà stato il contesto, ma durante il riscaldamento mi emozionavo. Ho cercato più volte di tornare in me, ma lo sentivo che avrebbe vinto. È strano da spiegare, ma ne ero convinto»
«Dopo il primo turno – prosegue il coach che ha iniziato a seguire Martinenghi nel Nuoto Club Brebbia – mi sono venuti un po’ di dubbi perché Nicolò diceva di sentirsi pesante, soprattutto nella vasca di ritorno. I problemi però erano dovuti alla piscina, più bassa del solito, che crea onde diverse da quelle alle quali siamo abituati e che penalizzano atleti grandi e grossi come Nicolò, soprattutto in uno stile come la rana. Però abbiamo anche capito di non preoccuparci dal perché era un problema per tutti; ci siamo concentrati sul fare un passaggio a metà gara più economico possibile per avere la maggior forza possibile per il ritorno. I tempi di tutti in semifinale sono stati la conferma del problema legato alla piscina e ci siamo detti che che la gara l’avrebbe vinta chi ci metteva più grinta e voglia».
«Arrivati in finale – confida Pedoja – l’unica cosa che gli ho detto è stata: “Oggi sei il più forte. Peaty è un leone che sta andando in pensione, i tedeschi stanno facendo il completamento nelle corsie esterne, i due olandesi li hai sempre battuti. L’unico da controllare è l’americano che proverà a passare forte, tienilo a mezzo corpo fino alla fine e poi dai tutto”. L’ha fatto, agli 80 metri ha iniziato a spingere forte riuscendo a vincere la gara».
Da lì è partita la festa, con la medaglia d’oro al collo, gli abbracci, le foto e tutto il pacchetto completo – compresa la perdita della voce – per un risultato storico per Azzate, la provincia di Varese, l’Italia dello sport e la storia dello sport.
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