L’ultimo saluto di Busto a Rosario Vadalà: “Il nuovo palaginnastica sarà la tua casa”
A salutare l'amatissimo dirigente scolastico e sportivo tanti bustesi che ne hanno apprezzato le qualità umane e professionali. Il sindaco Antonelli pensa all'intitolazione: "Uomo d'altri tempi. Merita di essere ricordato"

Rosario Vadalà ha lasciato il segno ovunque è passato nella sua straordinaria vita tra scuola (come insegnante e dirigente) e sport (alla guida della Pro Patria ginnastica). La dimostrazione plastica di quanto sia stato importante per tutte le comunità che ha incontrato è stata la folta e sentita folla che lo ha accompagnato nella basilica di San Giovanni a Busto Arsizio.
La cerimonia funebre è stata celebrata da don Giuseppe Colombo che lo conosceva bene: «Rosario era un uomo saggio, che sapeva ascoltare, non aveva la bacchetta magica ma metteva tutto se stesso per inseguire il risultato. Nel mondo della scuola è stato un punto di riferimento e mai come oggi c’è bisogno di scuola in una società disgregata dai social, di insegnanti che siano anche educatori come lui».
Poi ha ricordato la sua figura nel mondo dello sport: «Era come la scuola per lui. Non insegnava a diventare campioni a tutti i costi a 11 anni. Per lui era importante imparare a stare insieme e a rispettare le regole. Ai figli dico che vostro papà ha lasciato un bellissimo esempio, comportatevi come lui».
Anche il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli ha voluto ricordarlo: «Rosario era onesto, sensibile, gentile. Un uomo d’altri tempi che non alzava mai la voce. La Pro Patria Ginnastica è cresciuta, tra le difficoltà, proprio grazie ai suoi preziosi suggerimenti. Ti avevo promesso che avresti visto il palaginnastica e non sono riuscito ad accontentarti ma, ora che i lavori sono partiti, faremo in modo che quella sarà per sempre la tua casa» – anticipando l’idea di intitolare a lui la nuova struttura di Beata Giuliana.

Anche Luigi Iannotta, dirigente scolastico del liceo Pantani, ha preso la parola ricordando un episodio simbolico della sua idea di gestione dei giovani: «Una volta due ragazzi vennero alle mani e lui, come punizione, li invitò per diversi giorni nel suo ufficio all’intervallo per giocare a scacchi per insegnare loro come ci si confronta senza violenza».
Infine ha parlato l’amatissima moglie che ha ricordato i suoi esordi sportivi come portiere dell’Ardor, l’amore sbocciato fra loro a 14 anni, la sua carriera a scuola e nella Pro Patria Ginnastica, oggi diretta dal figlio Andrea che le stava affianco e infine il saluto commovente: «Ciao mio piccolo grande uomo».
Il feretro di Vadalà ha lasciato, poi, la basilica salutato da due ali di giovanissimi atleti della Pro Patria Ginnastica e dal gonfalone dell’Assb.
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