Neil Young torna dopo l’enorme successo di Harvest: ma non è il disco che tutti si aspettano
Il grande canadese dimostrava di essere un artista vero

Harvest era andato benissimo ed aveva allargato molto la platea dei fans di Neil Young, con molti che probabilmente lo vedevano come una sorta di John Denver, cantore dell’incontaminata natura americana: niente di più lontano dal nostro tormentato canadese. Che infatti non aveva cavalcato l’onda del successo con una sua replica, ma bensì aveva proseguito con tre dischi che formano la cosiddetta “Dirge Trilogy”, cioè la trilogia del fosso a bordo strada.
Un togliersi quindi dal jet set del successo per immergersi in un mondo più vero con tutte le sue problematiche: dall’eroina che gli aveva già tolto Danny Whitten e Bruce Berry, alla fine di tutta quell’utopia hippie rappresentata dagli assassini del gruppo di Charles Manson, che Neil ebbe anche l’occasione di conoscere. Dapprima pubblicò nel ’73 un live, Time Fades Away, con in pratica solo pezzi inediti e con un suono molto rock; poi questo, anch’esso completamente diverso da Harvest; ed infine nel ’75 Tonight’s the night, che era stato inciso, ma non pubblicato, prima di questo. Le reazioni furono all’inizio miste, ma a distanza di tempo On The Beach viene considerato uno dei dischi più interessanti degli anni ’70.
Curiosità: l’atmosfera così “rallentata” del disco sembra sia dovuta all’uso di un intruglio piuttosto particolare, chiamato Honey Slides, che la moglie del chitarrista Rusty Kershaw preparava cucinando e poi friggendo marijuana e miele. Pare avesse effetti simili a quelli dell’eroina, e che in un bootleg ne avesse dato la ricetta.
50 anni fa la musica si ferma per la pausa estiva. Ci sentiamo ai primi di settembre: keep on rockin’!
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