La storia di Leo, uscito dal coma grazie alla musica rap dopo l’incidente in auto a Luvinate
Scritto prima dell’incidente ma prodotto durante i 14 mesi di riabilitazione (tutt'ora in corso), l'album "Coma" rappresenta il ponte verso una seconda vita per il giovane Leonardo, in arte Berga. “Mamma“ la prima parola dopo il risveglio. La seconda è stata il nome del rapper “Tony Boy"
Dieci canzoni per uscire dal buio, quello vero, di una situazione estremamente delicata come il coma, e tornare a vivere e a parlare. Per Leonardo, conosciuto dai ragazzi del Varesotto come Berga – suo nome d’arte – la musica ha funzionato come una scossa elettrica dopo il grave incidente avvenuto a Luvinate nell’estate 2024.
Per il giovane artista, 18 anni al momento dell’incidente, le rime rap e i beat hip-hop sono stati un grande appiglio per riemergere dal buio. Mentre si trovava in una stanza di terapia intensiva, ancora incapace di comunicare con il mondo esterno, le sue stesse canzoni sono diventate parte della medicina per riattivare il sistema nervoso. «Era come se fossi morto e poi mi fossi svegliato come un nuovo Leo. Però, mentre ero nel coma, dentro di me c’era tutta questa vita che spingeva. È stata un’esperienza devastante, per me e per tutti». Ed è proprio per questo motivo che Berga ha voluto nominare il suo disco, uscito lo scorso 12 dicembre, Coma.
Il buio sulla statale e le difficoltà
Tutto si è fermato bruscamente il 5 agosto, alle 18, lungo la strada che attraversa Luvinate. Leonardo era alla guida di una Fiat Punto con tre amici quando l’impatto ha stravolto ogni prospettiva. L’airbag non ha funzionato come previsto e il colpo lo ha trascinato istantaneamente nel vuoto. «Non ho sentito dolore, quando ho preso la botta sono entrato subito in coma» spiega il rapper. Momenti difficili: con il trasporto in elicottero a Novara mentre la madre Romina non sapeva dove fosse ricoverato Leonardo, la terapia intensiva, poi i passaggi a Varese e alla riabilitazione di Somma Lombardo hanno segnato un calendario di mesi sospesi tra farmaci e ausili per respirare. Risvegliatosi dal coma con il lato destro del corpo completamente paralizzato, Berga sembrava aver smarrito anche la capacità di produrre suoni.
La musica è una medicina: “Ho ricominciato a parlare con Tony Boy”
La risalita è passata per un percorso neurocognitivo dove la musica è stata usata come strumento terapeutico. Le neuropsicologhe hanno capito che i suoi brani lo avrebbero potuto aiutare a “ri-agganciarlo”, trasformando le rime in stimoli per ripartire da zero, perché a causa del trauma Leonardo era quasi «come un bambino che deve imparare di nuovo a pronunciare le vocali. La musica è stata l’unico idioma universale che mi ha catturato e mi ha fatto uscire dal torpore» racconta ricordando come il suo cervello abbia ricominciato a connettere le immagini ai suoni proprio grazie ai beat. «La mia prima parola è stata mamma, ma quella subito dopo è stata Tony», dice riferendosi al rapper Tony Boy. Quella determinazione si è manifestata anche nei momenti fisicamente più duri della degenza. È stata tanta la frustrazione, ma ancora di più la voglia di recuperare quanto perso: «A un certo punto mi sono strappato il sondino perché volevo mangiare da solo, volevo riprendermi tutto».
Dentro le tracce di “Coma”
Il risultato di questa battaglia è Coma, un album di dieci tracce pubblicato a dicembre. Sono brani nati prima dell’incidente, ma che durante la riabilitazione sono diventati la sua palestra per tornare a parlare. «Volevo dare questo nome al disco perché rappresenta la mia condizione di quando non conoscevo niente. In queste canzoni si parla della mia vita, di quando non ero nessuno». Ciascuna traccia, dall’intro Up fino alla conclusiva Mai più, è un tassello di una memoria che rischiava di sparire. In Up, appunto, il rapper ha riversato anche la frustrazione della degenza: «Ero arrabbiato, non volevo stare in quella situazione tra cateteri e tubi, volevo solo spaccare tutto». In Marinai, invece emerge il desiderio di fuga, mentre il pezzo di chiusura Mai più è diventato un manifesto di consapevolezza: «È un invito a seguire le regole, anche per non trovarsi mai in una condizione terribile come quella che ho vissuto io».
“Rinascere, venire al mondo con una consapevolezza nuova”
La chiusura del cerchio è avvenuta allo Studio Cinque, dove Berga ha curato ogni dettaglio tecnico, dal mix al mastering. «Ho seguito tutto. Un processo do it yourself? – gli chiediamo – Sì, diciamo di sì. Ho imparato anche la parte del master che non conoscevo, ora, seppur con qualche incertezza, ho i programmi sul mio computer e sono pronto per le prossime produzioni». Leonardo racconta ricostruendo con qualche incertezza nel linguaggio, non ancora fluido, le lunghe ore passate ad ascoltare il suono: «Dovevamo sentire che suonasse bene ovunque, in ogni aspetto. Quando ero in studio se qualcosa non andava si lavorava fino a quando non era perfetto».
Nonostante il corpo stia ancora cercando il definitivo riallineamento, Berga è tornato a essere un artista con un progetto preciso e guarda al futuro, a nuovi lavori, magari in collaborazione con altri artisti. «Il coma mi ha dato un’opportunità che molti non hanno: rinascere, ovvero venire al mondo una seconda volta con una consapevolezza nuova».
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