Varese

Memoria e cronaca: a Varese i “Giaguari” che sfidarono l’Anonima Sequestri

Sabato 28 marzo un incontro alla Sala Veratti con magistrati, ufficiali e autori per ripercorrere la stagione dei riscatti e del crimine in Lombardia

28 Marzo 2026

I titoli dei giornali dell’epoca parlavano di “cifre irragionevoli”, di “taglie da 50 milioni” e di “rifugi segreti”. Erano gli anni in cui la Lombardia faceva i conti con la stagione dei sequestri di persona – 161 in totale tra il 1962 e il 2004 – e con le bande che tenevano sotto scacco il territorio. Sabato 28 marzo, alle ore 16.00, la Sala Veratti di Varese ospiterà un incontro che è insieme un tuffo nella cronaca nera e un omaggio a chi quella criminalità l’ha combattuta in prima linea.

L’evento, moderato da Tommaso Guidotti di VareseNews, vedrà il dialogo tra il Generale dei Carabinieri Emanuele Garelli, il magistrato Carmen Manfredda e lo scrittore Massimiliano Comparin, autore del libro “Il male accanto”. L’iniziativa si inserisce nella cornice della mostra fotografica curata da Massimo Meloni, Brigadiere Capo in congedo, dedicata ai “Giaguari” del Nucleo Investigativo.

L’epopea dei “Giaguari”

Nati nel 1964 per volontà del Generale De Lorenzo, i Nuclei Investigativi trovarono a Milano la loro massima espressione operativa sotto la guida di figure come Carlo Alberto Dalla Chiesa. Soprannominati “Giaguari” per la loro rapidità e determinazione, questi militari hanno affrontato le più feroci organizzazioni criminali: dalla banda di via Osoppo ai “Marsigliesi”, fino alle sfide lanciate da Renato Vallanzasca e Francis Turatello.

La strategia del “Jack” nelle cabine SIP

Al centro dell’incontro di sabato ci saranno anche i retroscena operativi, come le ingegnose tecniche utilizzate per liberare gli ostaggi. Il Generale Garelli, già comandante della Seconda Sezione del Nucleo Operativo di Milano, ripercorrerà casi emblematici come i sequestri di Giuseppe Pasini e Angelo Pisoni.

In un’epoca senza cellulari, la sfida si giocava sulle cabine telefoniche pubbliche: i Carabinieri, con l’autorizzazione della magistratura, arrivavano a disattivare intere aree di apparecchi SIP per convogliare i “telefonisti” delle bande verso postazioni controllate, dove sottufficiali esperti intercettavano le trattative in diretta inserendo fisicamente un jack nel quadro derivatore.

Un archivio della memoria

Il progetto di Meloni, realizzato attingendo agli archivi storici del Corriere della Sera, non è solo una celebrazione dell’Arma, ma una ricostruzione documentale della “Lombardia criminale”. Dai 500 colpi del “solista del mitra” Luciano Lutring alle infiltrazioni della mafia di Luciano Liggio, l’incontro mira a far conoscere alle nuove generazioni un passato di sacrificio e impegno investigativo.

L’ingresso alla Sala Veratti è libero. La mostra fotografica resterà visitabile dal 27 al 29 marzo, dalle ore 15.00 alle 18.00.

I numeri di un’epoca buia: 161 sequestri in Lombardia

Tra il 1962 e il 2004, la Lombardia è stata l’epicentro di una vera e propria industria del crimine. Sebbene il fenomeno abbia colpito tutta Italia, il territorio lombardo, con la sua alta densità di realtà industriali e imprenditoriali, divenne il terreno di caccia preferito sia dalla criminalità organizzata (‘Ndrangheta e Mafia) che dalle bande locali.

Ecco il bilancio di quei 42 anni:

161 sequestri totali: un numero impressionante che vede il suo picco tra la metà degli anni ’70 e i primi anni ’80. Solo nel 1977, l’anno più critico, si contavano rapimenti con una frequenza quasi mensile.

Il tasso di risoluzione: grazie all’evoluzione delle tecniche dei “Giaguari” (come l’uso dei “jack” nelle centrali SIP e i pedinamenti a largo raggio), la percentuale di successi crebbe drasticamente negli anni ’80. In una sola stagione, quella del 1982, il Nucleo riuscì a liberare tre ostaggi (Pasini, Midolo e Pisoni) in rapida successione, portando allo smantellamento di intere bande.

L’esito tragico: nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, non tutti i sequestri si conclusero con un ritorno a casa. Molti ostaggi non fecero mai rientro: alcuni furono uccisi durante la prigionia per complicazioni fisiche o per il rischio di identificazione dei carcerieri, altri rimasero vittime di conflitti a fuoco o sparirono nel nulla (i cosiddetti “sequestri senza cadavere”).

Il ruolo dei “Pentiti”: fu proprio in Lombardia che si registrarono i primi grandi cedimenti all’interno delle organizzazioni. Armando Fragomeni, coinvolto nel caso Ravizza, è ricordato come il primo pentito di ‘Ndrangheta, un evento che permise agli inquirenti di mappare per la prima volta le infiltrazioni calabresi nel Nord Italia.

La svolta normativa

La fine di questa stagione drammatica non fu dovuta solo all’efficienza investigativa, ma anche alla Legge sul blocco dei beni (introdotta nel 1991), che tolse ossigeno finanziario ai rapitori impedendo alle famiglie di pagare i riscatti, rendendo di fatto il “business” dei sequestri troppo rischioso e poco redditizio per i criminali.

9 Marzo 2026
Redazione VareseNews
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