Cresce la busta paga (degli svizzeri)
I dati dell'Ufficio federale di statistica certificano che ìl potere d'acquisto dei salariati svizzeri torna a crescere con il passo più sostenuto degli ultimi sedici anni. Le donne hanno visto aumentare le buste paga più degli uomini
I dati dell’Ufficio federale di statistica: stipendi nominali in salita dell’1,8%, inflazione ferma allo 0,2%. Crescita più marcata nell’amministrazione pubblica e nel comparto chimico-farmaceutico. Le donne hanno visto aumentare le buste paga più degli uomini.
Il potere d’acquisto dei salariati svizzeri torna a crescere, e lo fa con il passo più sostenuto degli ultimi sedici anni. Nel 2025 i salari reali in Svizzera sono aumentati dell’1,6% rispetto all’anno precedente: è quanto certifica l’Ufficio federale di statistica (UST) nel comunicato diffuso il 21 aprile, dedicato all’evoluzione delle retribuzioni nella Confederazione.
L’indice dei salari nominali ha registrato un incremento medio dell’1,8%, raggiungendo quota 106,1 punti (base 2020 = 100), in linea con la dinamica dell’anno precedente e leggermente superiore al +1,7% del 2023. A fare la differenza, però, è stato soprattutto il forte rallentamento dell’inflazione: i prezzi al consumo sono saliti in media solo dello 0,2%, contro il +1,1% del 2024 e il +2,1% del 2023.
La combinazione fra stipendi in crescita e prezzi quasi fermi ha così prodotto il guadagno reale più consistente dal 2009, quando l’aumento era stato del 2,6%. Negli ultimi vent’anni, una crescita di analoga entità si era registrata solo nel 2015 e nel 2020 (+1,5% in entrambi i casi).
Contratti collettivi e settori produttivi
Nei principali contratti collettivi di lavoro, che coinvolgono oltre 595mila dipendenti, gli aumenti effettivi negoziati per il 2025 sono stati pari allo 0,9%. Sul piano settoriale, il terziario ha trainato la dinamica complessiva con un +1,9% nominale, mentre il secondario si è fermato al +1,5%.
All’interno dell’industria, la crescita più marcata è arrivata dal ramo “Fabbricazione di coke e raffinazione, industria chimica e farmaceutica” (+3,1%), comparto centrale anche nell’economia del Canton Ticino e dell’arco lemanico. Sopra la media settoriale anche la fabbricazione di prodotti in metallo (+2,4%) e il comparto di computer, elettronica, ottica, orologeria e apparecchi elettrici (+2,3%). Più contenuti gli aumenti nella fabbricazione di macchinari, apparecchiature e mezzi di trasporto (+0,7%) e nelle costruzioni (+1,3%).
Pubblica amministrazione in testa nel terziario
Nel settore dei servizi, il primato spetta all’amministrazione pubblica, con un +3,3% nominale, seguita dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+2,6%) e dal comparto editoria, audiovisivi e telecomunicazioni (+2,5%). Fra i rami in cui le retribuzioni sono rimaste pressoché invariate figurano la sanità e l’assistenza sociosanitaria (+0,4%) e le attività amministrative e di servizi di supporto (+0,7%). Il commercio si è attestato al +1,5%, leggermente sotto la media del settore.
Il divario di genere si riduce
Un dato interessante riguarda il differenziale fra uomini e donne. Nel 2025 i salari femminili sono cresciuti in media del 2,3%, contro il +1,5% di quelli maschili. Una dinamica che, almeno sul fronte degli aumenti annuali, contribuisce a ridurre, sia pure lentamente, il divario retributivo storico fra i due gruppi.
L’eterogeneità delle dinamiche
L’UST sottolinea infine come, dietro la media nazionale, si nasconda una notevole eterogeneità: l’andamento dei salari reali è oscillato fra il +0,2% e il +3,1% a seconda dei rami economici. Una fotografia che conferma quanto il mercato del lavoro elvetico continui a muoversi a velocità diverse, con comparti ad alto valore aggiunto in deciso recupero del potere d’acquisto e settori più tradizionali ancora in faticosa rimonta dopo gli anni dell’inflazione elevata.
Quanto guadagnano i varesotti: i dati comune per comune. Luvinate è il più ricco (al fotofinish)
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