Il decimo bilancio dell’era Cassani: “Grandi opere per una grande città”. Ma è scontro sull’indebitamento

Non ci fosse stata la proroga post-Covid, sarebbe stato l'ultimo del sindaco. Ed è un bilancio anche politico, per la maggioranza, che rivendica il lavoro fatto, e per l'opposizione, che è preoccupata per i debiti sul futuro

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In consiglio comunale passa il decimo bilancio dell’era Cassani, il decimo rendiconto. Ed è un po’ anche il bilancio di questi ultimi cinque anni di amministrazione, dopo i primi cinque dal 2016 al 2021. Con visioni radicalmente diverse in particolare sull’indebitamento per nuove opere.

Dopo un avvio “animato” sul tema della Fondazione Scuole Materne in fase di question time, il rendiconto è stato approvato con 14 voti favorevoli e 7 contrari dopo un confronto acceso che ha messo in evidenza visioni opposte sulla solidità dei conti e sulle prospettive finanziarie dell’ente.

A presentare i numeri è stato l’assessore al Bilancio Corrado Canziani, che ha illustrato un totale di entrate pari a circa 92 milioni di euro e un saldo di cassa finale superiore ai 16 milioni. Il risultato di amministrazione si attesta a 1,8 milioni, ma l’avanzo effettivamente disponibile si riduce a circa 11mila euro dopo gli accantonamenti previsti dalla normativa.

I gruppi di maggioranza – Lega, Fratelli d’Italia, Lista Civica Cassani e Centro Popolare – hanno difeso il rendiconto, definendolo in continuità con gli anni precedenti e coerente con il programma amministrativo.

Tra i punti rivendicati, il peso della spesa sociale, che supera il 24% includendo il piano di zona, e gli investimenti sul territorio, pari a oltre 12 milioni di euro. È stato inoltre sottolineato il rispetto dei parametri di legge per quanto riguarda personale e indebitamento.

Il sindaco Andrea Cassani ha rivendicato la capacità dell’amministrazione di intercettare risorse esterne: «Abbiamo portato a Gallarate circa 50 milioni di euro di fondi da bandi, certo che poi richiedevano una compartecipazione. È il caso, ad esempio, di Palazzo Minoletti e della scuola di Madonna in Campagna».

Sul tema dell’indebitamento, il primo cittadino ha difeso le scelte compiute: «Se è cresciuto, è anche perché abbiamo investito anche in efficientamento energetico, interventi che porteranno risparmi nei prossimi anni».

Sulla stessa linea il consigliere della Lega Stefano Deligios, che ha parlato di «bilancio in continuità con i dieci anni precedenti, in pareggio», respingendo le accuse dell’opposizione: «Dire che è un bilancio catastrofico è falso. Non è vero che non guarda agli ultimi: i servizi sociali sono la seconda voce di spesa».

Anche Imbriglio di Fratelli d’Italia ha sottolineato la capacità dell’ente di programmare: «Un Comune che funziona e che investe. I progetti ci sono, si fanno grandi opere per quella che diventerà ancor più una grande città».

L’opposizione: “Debito in crescita e meno risorse per i servizi”

Di segno opposto le valutazioni delle minoranze – Partito Democratico, Obiettivo Comune Gallarate, Più Gallarate e Città è Vita – che hanno espresso voto contrario, concentrando le critiche soprattutto sull’aumento dell’indebitamento.

Margherita Silvestrini (Pd) ha parlato di «incremento esorbitante» dell’indebitamento: «Nel 2025 il debito triplica rispetto al 2024, che già era raddoppiato rispetto al 2023. Questo incide per anni sulla spesa corrente: stiamo sottraendo risorse ai servizi e mettendo un’ipoteca sulle capacità future del Comune». La consigliera ha inoltre richiamato i costi della piscina, «che non compaiono nel quadro complessivo».

Sulla stessa linea Cesare Coppe (Città è Vita), che ha evidenziato il passaggio dai circa 13 milioni di indebitamento nel 2023 ai 23 milioni attuali: «Dieci milioni in più che pesano per circa 2 milioni l’anno. Questo significa dover ridurre la spesa corrente».

Le minoranze hanno inoltre criticato quella che definiscono una mancanza di visione strategica, legata anche al mancato aggiornamento del Pgt e alla gestione per varianti puntuali. Non sono mancate osservazioni sull’efficienza dei servizi, con fondi stanziati ma non spesi in ambiti come famiglie, giovani e manutenzioni.

Nel mirino anche le grandi opere, in particolare il nuovo palazzetto dello sport.

L’ultimo voto politico sull’era Cassani

Infine, è stato ribadito il timore per un possibile depotenziamento dell’ospedale cittadino in favore del futuro ospedale unico, con uno sguardo più politico generale sui dieci anni di amministrazione Cassani. L’anno prossimo, di questi tempi, si sarà già in campagna elettorale.

Per dirla in due battute, Giovanni Pignataro (Pd) ha detto, andando oltre il tema del solo bilancio, che l’era Cassani sarà ricordata per aver chiuso l’ospedale.
Nel suo intervento, il sindaco Cassani ha invece rivendicato tutto: «In futuro si ricorderanno le opere realizzate, non le critiche di oppositori senza speranza».

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 29 Aprile 2026
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