Gli artigiani denunciano: “Si sono scatenati i controlli a tappeto nelle aziende”
Mauro Colombo, direttore di Confartigianato Varese, commenta le dichiarazioni del ministro Tremonti. «Sì ai controlli sistematici e regolari, ma non si può pretendere che le imprese siano in regola con la sola e sterminata produzione di leggi»
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, in questi giorni, ha affermato di voler «trovare un equilibrio tra l’esigenza del controllo e l’attività delle imprese…Perché le ispezioni alle aziende sono eccessive». Una posizione che trova d’accordo Confartigianato Varese. «Difficile non condividere il pensiero del ministro – dichiara Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato – ma difficile anche capire il perché gli enti deputati ai controlli in azienda, in questi ultimi tempi, si siano scatenati in un’attività a tappeto che fa pensare. Infatti, in un solo mese la nostra associazione ha registrato un’intensificazione dell’attività di controllo, da parte degli enti preposti, con un’altrettanto elevata produzione di verbali, con i quali si sono evidenziate sì inadempienze sostanziali (delle quali le imprese si devono fare carico) ma altrettante di carattere formale. Tutto ciò accompagnato da sanzioni particolarmente gravose per tutte le aziende e anche, di conseguenza, da una preoccupazione da parte delle stesse di disporre di risorse necessarie per adeguarsi».
Tempi e modalità di adeguamento, secondo l’Associazione Artigiani, sono da considerarsi gli snodi della questione. Confartigianato ha sempre caldeggiato il rispetto dell’applicazione normativa attraverso controlli attenti e mirati: per separare l’economia illegale da quella sana. I controlli devono essere sistematici e regolari, ma non si può pretendere che tutte le imprese siano in regola attraverso la sola e sterminata produzione di leggi. «È’ importante insistere sulla diffusione di una cultura di impresa – prosegue Colombo – dove sempre meno siano i testi legislativi complicati e soggetti a libera interpretazione. Ciò significa semplificare e controllare, guidare e anche capire. Si deve elaborare un sistema supportato da interpretazioni che non lascino spazio a dubbi e contraddizioni che, di fatto, espongono l’imprenditore a sanzioni durante il controllo. L’impianto normativo non deve generare confusione, ma chiarezza. E la confusione, a volte, sembra si trasformi in uno strumento di raccolta fondi».
Gli artigiani insistono su un punto in particolare: se si vuole fare selezione tra le imprese, la si faccia secondo principi di sana concorrenza e indicando, come priorità, una semplificazione burocratica dell’attività imprenditoriale. Troppe scadenze, troppi documenti da elaborare, troppe tasse non sono l’espressione di una nazione che vuole costruire un futuro alle sue imprese.
«I principi della legalità devono stare alla base di ciascuna azienda: si pretenda, perché è giusto farlo, che tutto sia in regola. Ma se qualcosa “sfugge” – sottolinea il direttore – e si rende necessaria una messa in regola, non si agisca solo attraverso la redazione automatica dei verbali. Il presupposto non è la mancanza di volontà da parte delle imprese, ma l’impossibilità nel districarsi nella giungla dei cavilli normativi».
Il Piano 2011-2013 della Regione Lombardia per la promozione della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro dovrebbe responsabilizzare anche la Pubblica Amministrazione nella gestione delle ispezioni secondo il principio della “responsabilità condivisa”. Cioè facendo della Regione un punto di riferimento per la cultura della prevenzione. Anche il ministro Sacconi, nei documenti di programmazione delle attività ispettive 2009 in tema di lavoro, indicava il superamento delle logiche degli indicatori rappresentati dalla quantità delle verifiche a vantaggio della qualità dell’azione di vigilanza orientata al richiamo delle violazioni sostanziali della normativa, e non già incentrata sulle inadempienze formali. Inadempienze, quelle formali, che non fanno certo statistica né nella lotta al lavoro nero, né nel raggiungimento di risultati duraturi nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
«Ci auguriamo – conclude Colombo – che gli enti di controllo si muovano in questa direzione: secondo una responsabilità condivisa tra loro e l’impresa».
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