È morto Cesare Rubini, la pallacanestro in lutto
È stato lo stratega del Simmenthal, la massima avversaria della Grande Ignis e il primo italiano a entrare nella Hall of Fame. Fu un grande anche nella pallanuoto in cui vinse l'oro olimpico nel '48
Lo sport italiano è in lutto per la morte, avvenuta nella notte tra ieri e oggi (martedì 8) di Cesare Rubini, un vero e proprio fenomeno da atleta, allenatore e dirigente. Triestino di nascita, venne alla luce il 2 novembre del ’23, ha diviso la sua vita tra la città giuliana e Milano che gli diede presto l’opportunità di giocare a basket ad alto livello nelle fila della Borletti (ovvero dell’Olimpia); Rubini però era un atleta eccellente anche in acqua tanto che alternò l’attività agonistica sottocanestro con quella nella pallanuoto e vestì le maglie di entrambe le rappresentative nazionali. Con il Settebello conquistò addirittura l’oro olimpico alle Olimpiadi di Londra 1948, sfiorando il bis quattro anni dopo a Helsinki quando si mise al collo la medaglia di bronzo. Nel basket invece arrivò un argento nel campionato europeo del ’46 e da giocatore vi aggiunse sei scudetti con Milano.
Dal 1957 Rubini diventa allenatore, sempre sulla panchina dell’Olimpia e guida la squadra sponsorizzata Simmenthal a una nuova lunga stagione di successi sia in Italia sia in Europa. Negli anni Sessanta inizia però a profilarsi all’orizzonte una nuova avversaria, la Ignis Varese del "cumenda" Giovanni Borghi con cui la rivalità diventa sempre più acerrima. Chi ricorda certi derby di allora non ha dubbi: Rubini è stato uno dei massimi bersagli dei tifosi di Masnago, anche per i suoi modi di "divertente provocatore": quando il Simmenthal sbucava sul parquet del "Lino Oldrini" infatti, il tecnico non usciva con i giocatori (già fischiatissimi) ma attendeva qualche attimo per prendersi poi le massime bordate sonore, cui – va detto – non seguì mai alcun gesto inconsulto. Ad assistere a questi siparietti arrivava spesso Mr. Jones, l’allora segretario generale della Fiba (quindi il massimo esponente del basket mondiale), che si sedeva divertito in prima fila per godersi lo spettacolo, prima di guardare da vicino il confronto tra due delle squadre più forti d’Europa. L’ascesa di Varese fermò di fatto lo strapotere di Milano che faticò a centrare lo scudetto con l’eccezione del ’72 quando in campo c’era Pino Brumatti, scomparso proprio pochi giorni fa.
Lasciata l’Olimpia, Rubini è stato a lungo anche nei quadri federali, occupando il ruolo di responsabile della nazionale maschile in occasione dell’argento olimpico di Mosca, dell’oro europeo di Nantes e del successivo bronzo di Stoccarda. Per i successi nella pallacanestro è stato il primo italiano eletto nella Hall of Fame del basket americano, quella di Springfield, ma ricevette lo stesso onore anche per quanto riguarda la pallanuoto, caso unico al mondo. Stanotte, come detto, le complicazioni per una broncopolmonite gli sono state fatali
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