Il prevosto: “Facciamo il ‘tagliando’ al nostro essere cristiani”

Monsignor Claudio Livetti traccia il solco della Missione Cittadina: "Senza attenderci miracoli immediati, seminiamo per il domani"

"I giornalisti? Li conosco bene: sono quelli che separano il grano della pula… per poi pubblicare la pula". Apre con una mordace battuta di spirito Claudio Livetti (foto), prevosto di Busto Arsizio, la conferenza stampa di presentazione della Missione Cittadina 2006 che coinvolgerà la città, parrocchia per parrocchia, e spesso letteralmente casa per casa, fra il 7 e il 22 ottobre prossimi. Difficile dare una definizione stringata di un evento così ampio: un tempo favorevole per riavvicinarsi ai sacramenti, un momento di incontro e di riaffermazione della fede, un tentativo di risvegliare cuori e coscienze assopiti dal tran tran quotidiano e di recuperare "pecorelle smarrite", se non alla pratica, allo spirito religioso.

"In verità non
siamo poi messi male a Busto, quanto a frequentazione delle chiese:
circa il 30% della popolazione si reca regolarmente a Messa la
domenica, una percentuale doppia di quella che si registra a Milano"
commenta con una punta di soddisfazione monsignor Livetti. "Speriamo
che la missione possa toccare il cuore di tutti, certo le pecorelle
smarrite da recuperare sono tante. E non sempre la frequentazione in
Chiesa è indice di attivismo cristiano. Vediamo credenti non
praticanti, e anche praticanti che vanno semplicemente a Messa perchè
così hanno sempre fatto: in questo senso la Missione Cittadina è
un’ottima occasione per fare, davvero, il ‘tagliando’ alla propria
fede, al proprio essere cristiani".

La città che si
andrà ad incontrare presenta molte novità: lo sa bene don Livetti, che
da vent’anni vede Busto evolversi incessantemente, pur restando fedele
ad alcuni valori di fondo. "Arriva gente nuova, si pensi solo a chi si
trasferisce qui per lavoro, con le opportunità offerte da Malpensa:
alcuni mantengono contatti con le parrocchie d’orgine, per molti il
problema è sistemarsi, trovare casa, adeguarsi al nuovo ambiente, an
che a loro andremo incontro, la porta è aperta per tutti. ". E così
sarà anche per i tanti stranieri, fra cui numerosi sono i cattolici –
su tutti i sudamericani – ma anche gli esponenti di altre fedi che
hanno mostrato di accettare lo spirito ecumenico dell’evento senza per
questo gridare alla prevaricazione. Del resto è giusto che le società
si avvicinino: "Io credo che tramite l’evoluzione della donna e, ahinoi, il
diffondersi del consumismo, anche i dissapori attuali con il mondo
islamico possano in qualche modo attutirsi" commenta monsignor Livetti,
ricordando la sottile amarezza di papa Giovanni Paolo II quando diceva
che cinque anni di consumismo avevano fatto più danni al cattolicesimo
in Polonia che non cinquant’anni di comunismo.

Cosa attendersi da
un evento così ampio ed articolato come la Missione Cittadina? Non c’è il rischio di restare in qualche modo delusi? "Non bisogna certo risultati miracolosi, conversioni di massa… che paroloni"
mette le mani avanti il prevosto. "In fondo è la quotidianità a formarci, più
che il singolo evento in sè, per quanto importante. L’uomo vive grazie
alla minestra di tutti i giorni più che per il singolo lauto pasto al
ristorante…" però intanto "ci si prova", si semina per il domani, e quanto più se ne parlerà e
si farà, tanto meglio.

Aspetti
particolari della Missione Cittadina, messi in luce da sacerdoti e frati che stanno partecipando all’organizzazione ed hanno affiancato monsignor Livetti in questo cammino, sono quelli che riguardano i
giovani e i cenacoli o centri d’ascolto. Ai giovani sarà dedicata
l’intera giornata del 14 ottobre in piazza San Giovanni, mentre i
cenacoli, organizzati nelle case dai laici coinvolti
nell’organizzazione dell’evento, con l’intento di coinvolgere tutti,
dal vicino di casa all’ospite di passaggio, riporteranno in qualche
misura al clima del cristianesimo dei primissimi tempi, quando persino
le celebrazioni eucaristiche si svolgevano privatamente, in modo intimo
e raccolto. Un po’ un controcanto di un insiem corale di venti,
celebrazioni, rpesenze che vuole, invece, essere fortemente pubblico,
"perchè la lucerna va messa sul tavolo, non sotto, diceva Gesù".

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Pubblicato il 04 Ottobre 2006
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