Abel Ferrara sul palco di Busto Arsizio per inaugurare il Baff: “Il cinema è politica. Gli Usa come la Russia”
Dopo la proiezione del suo doc dedicato alla guerra in Ucraina il regista americano si è prestato alle domande del pubblico non risparmiando giudizi netti sulla deriva violenta a livello internazionale
La visione radicale e senza sconti di un regista fuori dagli schemi come Abel Ferrara, ha inaugurato l’edizione 2026 del Busto Arsizio Film Festival subito dopo la proiezione sul maxischermo del teatro Sociale di Turn in the wound, il documentario sulla guerra in Ucraina che vede la presenza poetica di Patti Smith.
Il regista italo-irlandese-americano ha portato al festival un’opera fortemente politica incentrata sulla sofferenza del popolo ucraino attaccato dalla Russia e sulla resistenza messa in atto contro gli aggressori. Le interviste ai cittadini di Kiev e al presidente Zelensky si alternano alle immagini dei combattimenti al fronte e alle performance della sacerdotessa del rock Patti Smith, seguita in un suo concerto a Parigi, in uno stile caotico e ruvido.
Al termine della proiezione Ferrara ha risposto alle domande del pubblico spiegando che, in realtà, stava lavorando a due distinti progetti che ha deciso di unire per celebrare la vita e la vita nonostante le bombe e la morte.

Il regista non ha fatto sconti a nessuno, nemmeno al suo Paese, tracciando un parallelo tra quanto sta facendo Putin in Ucraina e quanto sta facendo Trump in Iran o Israele a Gaza. A chi gli chiedeva della richiesta di disimpegno politico che arriva da più fronti nei confronti degli artisti, ha risposto senza esitare che è una cosa assurda perchè l’uomo è un animale politico e tutto ciò che fa è un atto politico.
Non è mancato, infine, un racconto intimo del suo passato e del suo presente, Abel vive da 13 anni a Roma e a Napoli ha iniziato il suo percorso di redenzione dopo anni di abusi di alcol e droghe: «Ora sono buddista – ha affermato – nei miei film, come in questo documentario, ho sempre cercato la verità».
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