Febbre da gioco? Attenti a non sballare
Dopo i videopoker scatta l'allarme bingo, il gioco che dal prossimo autunno promette divertimento e vincite facili. Il Sert, dipartimento delle dipendenze dell'Asl, lancia un allarme: "Attenti a non perdere il controllo"
| Cresce la febbre da bingo. Per il prossimo autunno è attesa l’apertura di ben sette sale da gioco in provincia. Ma tra tanti che sperano di incontrare la fortuna, uno teme il peggio. È il Sert, il dipartimento dipendenze dell’Asl, che ha avviato un servizio di assistenza ai giocatori incalliti senza più controllo. "È nella natura umana avere bisogno divagazioni e, spesso, è nella nostra natura diventare dipendenti di qualcosa, una sorta di contraltare alla vita efficiente, indipendente che conduciamo." Ultima nata in ordine di tempo, a causa anche della mancanza studi precedenti, è la dipendenza da gioco : primo servizio in Lombardia, tra i migliori d’Italia, non gode ancora di finanziamenti propri e utilizza personale di altre dipendenze. Eppure l’esigenza di trattare quello che un tempo veniva considerato un "vizio" e che oggi meglio si conosce come una malattia è emerso con prepotenza proprio nell’ultimo biennio. "Anche da una ricerca dell’Eurispes – rivela Daniela Capitanucci coordinatrice del progetto – si evidenzia la crescente propensione degli italiani al gioco: si va dai 15.000 miliardi spesi nel ’94 ai 34.000 del ’99 e l’arrivo delle sale Bingo potrebbe appesantire ulteriormente questo bilancio." Per Vincenzo Marino, responsabile del Dipartimento delle dipendenze dell’Asl, il fenomeno è diventato molto più visibile da quando i videopoker, le altrimenti dette macchinette mangasoldi, hanno subito una diffusione capillare : "La dipendenza diventa maggiore quando la soddisfazione è immediata. Più si riducono i tempi di attesa del risultato più ci si appassiona" L’avvio di una sezione dedicata ai giocatori incalliti è nata dall’esperienza con i pazienti in cura per altre dipendenze: "Ad un tratto ci siamo accorti che tossicodipendenti disintossicati dalle droghe mantenevano un’alta conflittualità in famiglia legata ai soliti motivi: assenza, mancanza perenne di soldi, ecc.. Abbiamo, quindi, avviato uno studio e abbiamo visto che il tossicodipendente per tenersi lontano dalle piazze e dai luoghi di spaccio stazionava nei bar dove si attaccava alle macchinette. Abbiamo, così, capito che per risolvere i loro problemi dovevamo affrontare anche questo risvolto di dipendenza." Attualmente in cura per il progetto "gioco d’azzardo" ci sono 21 persone, di cui 19 uomini e due donne. Lo scorso anno i pazienti sono stati 12. Dallo studio emerge che l’85% ha un’occupazione, ha una scolarità media inferiore (76%), ha una famiglia (76%) e predilige le macchinette dei locali pubblici ad ogni altra forma di scommessa (71%). La cosa più allarmante è che la fascia di età a rischio è molto ampia e va dai 20 ai 50’anni. La "cura" che viene attuata si basa sul principio di rompere il rapporto di causa effetto tra l’atto del giocare e il piacere: "Se noi riusciamo ad interrompere la spirale condizionante – spiega il dottor Marino – la dipendenza perde alimentazione. Si deve restituire consapevolezza al ‘paziente’ fargli sentire i campanelli d’allarme che, a causa della malattia, ignora." Ma quando una persona è giocatore patologico? "Quando esce dal puro divertimento – dice Daniela Capitanucci – spende più denaro di quanto possa permettersi, contrae grossi prestiti, perde interesse per ciò che lo circonda come la famiglia o gli affetti o il lavoro. Ho conosciuto un uomo che è arrivato a licenziarsi per ricevere la liquidazione e giocarsela tutta." Nonostante la giovane età del servizio, gli utenti sono alquanto numerosi e si prevede aumenteranno in futuro: "Per ora il servizio non è sufficientemente pubblicizzato- spiega il dottor Marino – noi stiamo avviando contatti con i servizi sociali del comune, i medici di base, i parroci per pubblicizzare questa iniziativa che vuole agire su un fenomeno comunemente ritenuto un vizio di cui vergognarsi, mentre in realtà di tratta di una patologia da curare." Proprio con questo scopo è stato organizzato un convegno a cui hanno partecipato operatori di tutta la regione, mentre per fine anno verrà stampato un volumetto, gli atti della giornata di studio, che dovrebbe servire da vademecum. Inoltre il Sert ha avviato un tavolo di lavoro con altri dipartimenti per estendere la ricerca e fare una mappatura di questo fenomeno. "Peccato che tutto ciò non accada prima dell’avvio del Bingo – commenta la dottoressa Capitanucci – sarebbe stato un’ottima cartina di tornasole."
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