Per combattere il disagio arriva la “Famiglia d’appoggio”
L'associazione Genitori presenta un progetto per aiutare a risolvere i problemi logistici e di integrazione delle famiglie con bambini
Aprire una nuova strada all’affido familiare con le "famiglie d’appoggio" per adeguarlo ai tempi che cambiano. A genitori sempre più coinvolti, entrambi, nel ciclo produttivo e figli sempre più soli a casa davanti ad un videogioco e alle famiglie immigrate desiderose di integrarsi, l’Associazione dei Genitori di Cuveglio risponde lanciando l’affido dei figli a famiglie d’appoggio, vale a dire nuclei famigliari che si rendono volontariamente disponibili ad accudire i bambini di altre famiglie per qualche ora o qualche giorno.
Elda Maria Garatti, presidente dell’associazione Genitori di Cuveglio, ha presentato la prossima iniziativa dell’associazione che partirà a gennaio del nuovo anno e che intende promuovere le famiglie d’appoggio, ovvero un altro modo di intendere l’affido in occasione dell’incontro tenutosi ieri sera in comunità montana dal titolo "Siamo dalla parte dei bambini?".
Il progetto consiste nel sensibilizzare i genitori che lavorano o che hanno problemi temporanei ad affidare i propri figli a famiglie "più fortunate" in termini di tempo da dedicare ai figli. Il progetto denominato “Controcorrente fino alla sorgente” intende così sopperire a quello che una volta veniva definito aiuto di vicinato e che oggi è praticamente scomparso con l’obiettivo non solo di aiutare famiglie in difficoltà dal punto di vista “logistico” ma anche famiglie immigrate perché i propri figli imparino a socializzare con i loro coetanei in altri ambienti uscendo dall’isolamento che spesso è una costante per i genitori come per i figli. Per le famiglie d’appoggio, tralaltro, esiste anche un gruppo di auto-mutuo-aiuto, sempre promosso dall’AgeC, che si riunisce per fare in modo che le varie famiglie si scambino consigli ed esperienze.
La Provincia di Varese insieme all’Asl, invece, hanno esposto l’idea di creare corsi per gli operatori affinchè aumentino il loro grado di responsabilizzazione nei confronti delle famiglie di origine dei bambini, delle famiglie di arrivo e naturamlmente dei bambini stessi.
All’incontro si è parlato anche dell’importante rapporto dell’Unicef sull’infanzia presentato in questi giorni. Ad esporre dati allarmanti è stato Maurizio Turcato, presidente della sezione varesina dell’Unicef sciorinato una serie di cifre che oltre a far riflettere dovrebbe spingere qualsiasi persona dotata di una coscienza ad agire: denutrizione, malattie, sfruttamento sessuale, schiavismo colpiscono milioni di minori non solo nei paesi poveri dove il fenomeno assume proporzioni da Olocausto, ma anche la nostra ricca e opulenta civiltà occidentale.
Alla serata molte le istituzioni presenti tra le quali il dottor Enrico Frattini dell’Asl di Varese, la dottoressa Nadia Marvasi dell’ospedale di Cittiglio, l’assessore della comunità montana della Valcuvia Giuseppe Barra, il presidente del comitato Unicef di Varese Maurizio Turcato, Giulio Pezzoli dell’associazione Comunità Famiglia e la psicologa Rita Del Pero.
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