Prorogato il termine per il divieto di fumo nei locali
Dal 29 dicembre lo stop alle sigarette passa al 10 gennaio. "Non Basta" replica la Fipe
«Vorrei proprio capire dove sta l’utilità di un provvedimento di questo tipo». E’ quanto si domanda Giancarlo Vedovato, fiduciario provinciale della Fipe-Uniascom, la Federazione dei Pubblici Esercizi di Confcommercio, in merito alla proroga fino al 10 gennaio per l’entrata in vigore del divieto di fumo nei pubblici esercizi – inizialmente prevista per il 29 dicembre 2004 – concessa tramite con un decreto legge approvato il 28 ottobre e in fase di conversione in legge in Parlamento.
«Ci aspettavamo la riconferma della scadenza prevista nella prima stesura del decreto, fissata inizialmente al 29 gennaio – prosegue Vedovato – allora avrebbe avuto più senso posticipare l’entrata in vigore del decreto, ma così lascia soltanto insoddisfatta tutta la categoria».
«La proroga non cambia nulla nella pesante situazione di adeguamento dei locali alle nuove norme – precisa ancora il fiduciario provinciale Fipe – perché bar, pizzerie e ristoranti sono impossibilitati nella maniera più totale ad applicare la legge per tempo, risolvendo complesse questioni pratiche e burocratiche proprio nel periodo delle feste di fine anno. Noi, come Fipe Uniascom, ci siamo impegnati per informare i nostri associati sul da farsi, ma dal punto di vista pratico i pubblici esercizi non hanno tempo materiale a disposizione per adeguare i locali secondo norme ancora di difficile interpretazione»
Considerando che l’articolo 23 della legge finanziaria prevede un aumento del 10% sulle attuali sanzioni in caso di contravvenzione e che la stessa finanziaria è solitamente approvata negli ultimi giorni dell’anno, quello che contesta la Fipe è che viene a mancare il tempo necessario per procurarsi i cartelli di divieto, giacché questo deve contenere – a norma di legge – le cifre esatte della sanzione. E non è ancora stato indicato (altra informazione da inserire nel divieto) qual è la figura preposta a vigilare sul rispetto della legge e quella che deve accertare l’infrazione, appurato il fatto che entrambe le figure non coincidono con quella del gestore o di un suo dipendente. «Tutte queste precisazioni – specifica Vedovato – dovrebbero essere contenute in un decreto attuativo di cui ancora non c’è traccia».
Secondo i dati di Fipe-Confcommercio, in tutta Italia ci sarebbero solo dieci, quindicimila locali già idonei a rispettare la legge, ma per tutti gli altri le difficoltà maggiori consistono nell’esito positivo e nei tempi di rilascio da parte delle autorità competenti ad eseguire lavori nei locali dei centri storici soggetti nella totalità dei casi a vincoli architettonici. E anche questo è un dettaglio non da poco.
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